Pezzi di vita

Pezzi di vita

giovedì 7 settembre 2017

"Baja California. Not food for old men" SIME Books Edizioni


Chi passa spesso di qui, sa che uno dei paesi al mondo che più amo è il Messico: ne amo proprio la cultura, quella magia che traspira dalle più piccole cose e che ritrovo identiche nel mio amato Sud, terra che mi ha visto nascere e che vivo. Le pietanze internazionali che da ragazzina ho imparato a cucinare, grazie a mia mamma, sono state proprio messicane! Poi nel corso degli anni, oltre alla cucina tradizionale, ho sviluppato una certa passione per la cucina etnica, internazionale, tanto che non manca mai una spezia nei miei piatti e una ricerca nella cura e nella scelta degli abbinamenti di certi sapori e odori. Grazie a questo meraviglioso libro "Baja California. Not food for old men", ho la possibilità di sperimentare approfondire le ricette, dagli antipasti e cocktails ai dolci, ma anche fare una vera e propria avventura culinaria da San Diego a Cabo San Lucas! Si tratta di un libro bilingue spagnolo-inglese edito da SIME Books, corredato di foto stupende dedicate non solo al cibo, ma anche a luoghi mozzafiato e tradizioni popolari.
Non si tratta di un semplice libro di ricette, ma una vera e propria avventura culinaria che attraverso i sapori fa riaffiorare il cuore pulsante di un paese estremamente affascinante, magico e caloroso.
Ogni volta che ne sfioro le pagine, sono catapultata immediatamente nel mio amato Mexico🌵🌹🍻

Nella foto successiva ho preparato guacamole e pico de gallo accompagnati con le immancabili tortillas di mais e birra tequila.

mercoledì 19 luglio 2017

"Il rifugio delle ginestre" di Elisabetta Bricca

"Appartenere a un luogo 
è appartenere a se stessi"



Accade, a volte, che certi libri siano un susseguirsi continuo di coincidenze agli occhi del lettore, che incredulo rivive pezzi della propria vita nella storia che sta leggendo.
È accaduto a me con "Il rifugio delle ginestre" di Elisabetta Bricca (Garzanti) dove mi è sembrato di rivivere, appunto, momenti della mia infanzia e adolescenza trascorsi nella Natura, selvaggia e benevola, in compagnia della mia amata nonna paterna, ma con mia grande sorpresa ho condiviso anche certi particolari della mia vita attuale.
Una lettura particolare, come non mi accadeva da tempo, di quelle che ti mettono davanti alle tue perplessità e alle tue consapevolezze. Pagine che mi hanno fatto sentire a casa.
L'animo non può che esserne grato e riconoscente.

La vera protagonista del romanzo è la Natura che lenisce le ferite e fa rifiorire gli animi, secondo quell'antica saggezza che certe donne sono riuscite ad apprendere e a tramandare, attraverso rituali, ricette, storie raccontate a voce.
Tra queste pagine incontrerete Sveva e le donne importanti che hanno contraddistinto la sua vita: la mamma Ljuba, la sorella Sasha, Malvina la nonna adottiva, la magica Za Romana, la nonna paterna Giacinta, tutte loro le hanno permesso di conoscere qualcosa in più su se stessa, nel bene e nel male.
La storia che la Bricca ci racconta, con uno stile impeccabile e senza aloni, è una storia di rinascita, quella di Sveva, una giovane donna all'apparenza forte, ma dall'animo fragile, in cerca del padre che non ha mai potuto conoscere, una ricerca che è un percorso di crescita: la ragazza imparerà ad avere fiducia in se stessa e nei propri desideri, farà scelte rivoluzionarie, si scontrerà con i propri limiti, le proprie paure e debolezze.
A fare da scenario a questo percorso di risalita, sono i meravigliosi paesaggi dell'Umbria, con i suoi casolari, i campi di lavanda, ginestre e girasoli e la Calabria, in particolare Tropea con il suo verdemare incantevole impreziosito di sfumature indaco, le trecce di peperoncini e le ceramiche colorate e tutta la magia che il Sud sa donare a mani aperte. Sembra quasi che la scrittrice abbia il potere di farci avvertire i sapori di certi cibi soltanto attraverso l'incantesimo della parola scritta: sentirete sulla punta della lingua l'audace piccantezza dei peperoncini, l'amabile dolcezza delle torte al testo di Malvina, la vivacità del caffè che stuzzica le narici e continuerete a deliziarvi fino all'ultima riga.
Tutto è scritto nei minimi dettagli, senza però essere ridondante, anzi ogni particolare è una gemma che va ad impreziosire il racconto che io ho trovato di una bellezza indescrivibile. Quasi non trovo le parole: è davvero raro che io legga libri di scrittrici italiane e trovare l'intera vicenda originale, senza forzature, ma scritta con enorme spontaneità, quasi come se la storia di Sveva fosse stata custodita dalla scrittrice per molto tempo, prima di venire alla luce con una certa forza. E' una storia armoniosa, si legge con immenso piacere, il livello di attenzione e curiosità è sempre altissimo, perchè la scrittrice ha ben dosato, a mio avviso, tutti gli ingredienti arrivando ad una ricetta perfetta. E' una storia densa di mistero, dove il passato gioca un ruolo fondamentale, come nella vita di ognuno di noi, perchè solo affrontandolo si può trovare il sentiero giusto, il passato è il tempo dei bei ricordi ormai vissuti, ma pure il tempo delle cose non dette, dei rimpianti, degli abbracci mancati, e Sveva questo lo sa bene. Si racconta anche l'amore, inteso come relazione, ma in maniera quasi secondaria senza far perdere alla protagonista il proprio obiettivo, ovvero la ri-conquista di se stessa, l'affermazione della sua libertà di scelta rispetto ai condizionamenti sociali, quindi l'elemento sentimentale non va a ridicolizzare la vicenda, ma ad esaltarla, e questo è davvero raro trovarlo in romanzi contemporanei che ci raccontano del femminile e del potere delle donne di mutare il corso degli eventi, la Bricca ci dimostra che l'amore è il motore di tutto senza però essere melenso e fine a se stesso, ma portatore di un'evoluzione e lo racconta in maniera dirompente, non solo l'amore di coppia, ma anche quello per famiglia, che è molto tenace in queste righe e capace di superare qualsiasi ostacolo; c'è poi una marcata attenzione al folklore e alle tradizioni popolari, che io ho trovato essere il punto centrale e di successo del romanzo, quell'ingrediente segreto capace di accordarsi in maniera sublime con tutti gli altri. L'amore per la terra e la Natura è un odore persistente, lo si avverte in queste pagine e lo si evince dal significato della ginestra che vuol dire appunto la forza delle radici e delle origini, ma anche l'umiltà e lo splendore.



domenica 9 luglio 2017

"Cade la terra" di Carmen Pellegrino:

lalocandadeilibri © 
Un olmo centenario con le sue radici tenaci, "questo grande albero dal sonno insonne,  questo generoso fracassone dall'odore povero credeva nella gioia di darsi, come fa il frutto che cade, felice com'è di farlo, perchè solo ciò che non si dà muore", una città che cade in rovina per via delle continue frane, paesaggi tetri, luoghi ameni, personaggi ambigui e misteriosi, al limite della follia. 
"Cade la terra" di Carmen Pellegrino, Giunti editore, è un libro particolare, il primo romanzo della scrittrice, mi ha stregato e affascinato fino al punto di non voler ultimarne la lettura. Volevo durasse altre mille pagine ancora...
Inquietante e poetico al contempo, lo stile della Pellegrino ha una magia unica: riesce a rapire il lettore e trasportarlo in un'atmosfera ben precisa, a tratti lugubre, a volte colma di speranza, a volte infine foriera di desolazione.
La persistenza delle memoria aleggia chiaramente sulle rovine e sugli abitanti di Alento, un paesino povero e isolato, inventato dalla scrittrice, ma che trae ispirazione dalla realtà (lo lascio scoprire a voi). 
Vi innamorerete di Estella e degli altri personaggi che danno vita alla storia, e dei paesaggi che vi sono descritti nei minimi particolari, quasi a poterli sfiorare con un dito, ascoltarne i rumori.
Emily Dickinson scriveva: "Una parola è morta quando vien detta, dicono alcuni. Io dico che comincia a vivere soltanto allora", quindi se è vero che le cose prendono vita soltanto se le si nominano, Carmen Pellegrino riesce a far rinascere Alento e i suoi abitanti, le pietre e così pure gli spiriti.
La disgregazione del paese si accompagna, quasi come fosse una metafora, alla dissipazione di memorie e tradizioni locali, abitudini, e così all'abbandono di chi vi abita.
lalocandadeilibri ©
In "Cade la terra" l'abbandonologia si fa arte, si fa genere letterario specifico, stile di vita, condizione dell'anima.
C'è molta malinconia in queste pagine, un sottofondo musicale che accompagna l'intero romanzo, come soltanto le cose e i sentimenti diroccati sanno esprimere, si avverte distintamente, di quella malinconia fatta di attese, presagi che sai saranno nefasti, senza possibilità di riuscita alcuna. Quella malinconia come un'edera rampicante che si aggroviglia alle pareti del cuore, e non ti lascia scampo. Eppure, questa malinconia profonda, compie un incantesimo: ti squarcia dentro, viene a chiederti il conto, ti rende insonne e agitato, e infine ti salva: 
"La salvezza provvisoria - la salvezza tipica degli scampati, quella salvezza fragile dei sopravvissuti - sento che può appartenermi, come le case abbandonate d'intorno che sembrano rovinarmi addosso, tutte malconce, tutte rotte: assomigliano alle mie ferite, a questo reticolo di crepe. Dovrei preoccuparmene forse, le vedo rompere ancora più spaventose delle crepe delle case che ho intorno. E invece no, traggo forza da esse, vi ho posto varchi per l'aria e per la luce. Sono qualcosa. Sono mie. Come una possibilità". 
lalocandadeilibri ©
Non credo ci siano parole tanto belle, nè tanto capienti nè precise, che siano in grado di descrivere questo libro incantevole: è una vera e propria esperienza di vita, capace di modificare la consapevolezza di chi ne legge le pagine e le attraversa nel profondo, senza ritrosia, cercando di afferrare il senso dei luoghi, il significato che essi hanno, le emozioni che ci lasciano in eredità, le parole non dette, gli abbracci mancati, gli odori di certe stanze, la caducità della vita che è come un richiamo continuo che assilla e che però mette in guardia, permette di scrutare ciò che conta, quel che resta. quando tutto inesorabilmente va e scompare.
Carmen Pellegrino ci dona parole, parole come polvere che ti si appiccicano addosso e non vanno più via, sedimentate per sempre dentro, fin nelle ossa, fin nelle crepe della terra.
Per poi rifiorire.

lalocandadeilibri ©

I consigli di Nina Sankovitch

COME LEGGERE TUTTO IL GIORNO

Avere sempre un libro con te
Leggi mentre sei in attesa
Leggi mentre si mangia
Leggi durante l'allenamento
Leggere prima di dormire
Leggere prima di alzarsi dal letto
Leggi invece di aggiornare FB
Leggi invece di guardare la TV
Leggi invece di passare l'aspirapolvere
Leggi mentre passi l'aspirazione
Leggi con un gruppo di lettura
Leggi con il tuo bambino
Leggere con il vostro gatto
Leggi per il vostro cane
Leggere su un programma
Avere sempre un libro con te
di Nina Sankovitch

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