lunedì 1 marzo 2021

"MALURA" di CATALDO PERRI


"Sapevo che la vita è sempre pronta a sorprenderci nel male ma anche nel bene. Basta solo aspettare il momento della propria aurora"

Calabria, fine anni '70.

Angiulí dall'Argentina parte per Itarica, paese natio dei suoi genitori. Ritorna dal nonno Mastru Corrà a seguito di un fatto drammatico che già è inserito in quarta di copertina: l'uccisione del fratello della ragazza, Corrado, avvenuto a Buenos Aires, per motivi inspiegabili, ma che riconducono alla Calabria per via di un biglietto fatto recapitare alla famiglia.

Ad Itarica, nome immaginario ma che corrisponde alla reale Cariati (CS), nasce la storia d'amore tra la bella Angelina e Rocco, giovane calabrese laureato in Filosofia che sceglie la vita del pescatore perché il mare è tutto per lui.

"Malura" è il racconto di una terra attraverso le sue tradizioni popolari, le sue bellezze e le sue terribili atrocità, è una storia di omertà, di occhi dietro le finestre e bocche mute, è l'incontro tra due mondi quello calabrese e quello argentino, è storia di emigrazione, di rinascite e di fallimenti, è anche un romanzo di denuncia contro la ‘ndrangheta e contro la violenza in generale.

Qui troverete pagine che vi faranno sorridere e pagine che vi accartocceranno lo stomaco. 

La lettura scorre veloce, è un libro avvincente, ma al contempo dà anche modo di fermarsi a riflettere, ho adorato leggere i termini in lingua dialettale perché lì si cela la vera anima di un popolo, la scrittura di Perri è densamente poetica, intrisa di tradizioni popolari, si percepisce nettamente l'amore viscerale e terragno per la sua terra. Malura è un termine che come invoca il nome stesso ha una connotazione negativa, sottolinea quella contingenza nefasta e folle capace di annebbiare la ragione e segnare l'esistenza degli individui e persono dei popoli. Queste pagine sono il racconto della stratificazione di malure che si intrecciano l'una all'altra nel dolore nella fatica del riscatto e nella speranza, ma sono anche una commovente preghiera per la felice ossessione del mare.

Consigliatissimo, perché insegna a non rinnegare nulla della vita, neppure il tempo della sofferenza.

giovedì 25 febbraio 2021

"Lettere tra due mari" di Siri Ranva Hjelm Jacobsen


Definito dai critici "manifesto idro-femminista", " Lettere tra due mari" della scrittrice danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen, classe 1980, è un piccolo libro di appena 64 pagine, corredate dalle illustrazioni di Dorte Naomi,  nelle quali vi è custodito un mondo.

Scritto con prosa geniale e poetica, il libro racconta la corrispondenza tra due sorelle molto speciali: la Corrente Atlantica, anziana e burbera e la Corrente Mediterranea, la più piccola.

In queste pagine, dove tutto è fluido ma nulla si disperde, la narrazione epistolare mostra la tenera intimità tra le due sorelle che si raccontano i loro sentimenti più profondi, incapaci di accettare la loro separazione, divise dalle terre emerse, cospirano e anelano alla loro unione, sommergendo tutto.

Questo è un romanzo dalla spiccata sensibilità che ci racconta la nascita e il declino dell'umanità, "Lettere tra due mari" diviene pertanto un testo di letteratura ambientale, foriero di profonde riflessioni circa il futuro avvenire della Terra e dell'umanità, ma anche ricco di spunti puramente letterari come i versi di William Carlos Williams e il riferimento al mito di Icaro. 

Siri Ranva Hjelm Jacobsen dà voce alle nostre acque, rifonda il mito della Grande Madre e ci dona pagine che che scuotono le coscienze con una delicatezza disarmante. 

Cinque stelline su cinque, decisamente.

giovedì 18 febbraio 2021

"LA FELICITÀ DEGLI ALTRI" di CARMEN PELLEGRINO

 "Il fatto è che siamo viandanti nell'oscurità, ogni vita è qualcosa che non si potrà mai afferrare del tutto. Ho giudicato mia madre impietosamente, ma con quale diritto?"



Cloe è una donna che ha imparato a parlare con le ombre. Un’anima in ascolto, alla ricerca di una voce che la riporti al luogo della sua origine, al trauma antico di quando, bambina, cercava di farsi amare da chi l’aveva messa al mondo.

Viene tolta dal nucleo familiare e portata sulla Collina, alla Casa dei bambini timidi, gestita dal Generale e da Madame che vogliono "allunare" i bambini da loro amorevolmente accolti. 

“Sono nata in una casa infestata dai fantasmi. Allampanati, tignosi fantasmi da cui non si poteva fuggire. A quel tempo vivevamo nella parte ovest di un villaggio che aveva case tutte uguali, tutte al pianoterra, prima che si elevassero. Mio fratello e io speravamo che le case degli altri fossero infestate quanto la nostra. A dieci anni fui allontanata dal villaggio per pura crudeltà, ma i fantasmi non rimasero a casa.”

Una nube di solitudine avvolge Cloe fino ad avvelenarle l'animo e a costringerla a rintanarsi in un mondo, psicologico, tutto suo. Ha in dote un passato fatto di ferite e abbandoni, un passato che le impedisce di evolvere, di spiccare il volo.

Questa è una storia di solitudini che s'intrecciano e cercano di riconoscersi l'un l'altra. 

Cloe vive in questa casa di accoglienza fino ai 18 anni finché incontra il Professor T.  anche lui immerso nel mare della solitudine, ma cerca di andare oltre e mostrare a Cloe che pure "il luogo oscuro" dentro di noi ha il suo lato salvifico. Cloe imparerà, grazie a lui, a guardare dentro la sua ferita.

Carmen Pellegrino, dopo "Cade la terra" e "Se mi tornassi questa sera accanto", ritorna con un romanzo che è sempre ammantato di quel velo antico che ci rivela la persistenza delle cose, ma a mio avviso, "La felicità degli altri" ha tutte le caratteristiche di una scrittura sperimentale, da un punto di vista della tecnica narrativa, che ho trovato geniale: utilizzo di termini specialistici resi letterari come "flocculazione del tempo" o la trasformazione di un dialogo in forma di tragedia greca, e poi riferimenti ai miti greci, a Esiodo, all'ebraismo, danno conferma della bravura di Carmen Pellegrino. (Da leggere, assolutamente, la note dell'autrice a fine libro, ricca di spunti letterari).

Le tematiche che ruotano intorno alla storia principale sono molteplici: i legami familiari, il rapporto madre-figlia, il sopravvivere ai sensi di colpa, il legame con la natura, l'identità, le maschere che indossiamo a mo' di corazza per non rivelare la nostra fragile essenza, la violenza sui bambini, la fede, il rapporto con i social network. Questi ed altri temi sono funzionali alla storia che ci viene narrata: ogni tanto emerge una pagina che ci fornisce un elemento di cronaca, ponte di collegamento con la narrazione e che mette il lettore nella condizione di porsi delle domande, di riflettere, così come fa riflettere l'intero racconto.

I luoghi abbandonati e così "l'atmosfera ombrosa" sono ben presenti anche in quest'ultimo libro perché sono la seconda pelle della scrittrice ed è l'elemento che più amo della sua scrittura, ma non aspettatevi le stesse sensazioni di "Cade la terra". La cosa innovativa che fa Pellegrino in questo romanzo è trasfigurare l'abbandonologia dai luoghi alle persone: ciò che nelle pagine non viene visto in termini di case abbandonate e di luoghi decrepiti è visto invece, nettamente, nell'animo dei personaggi "gli ammutoliti abitanti del buio". Le rovine si avviluppano alle donne e agli uomini di queste pagine, sono le stesse rovine che ogni essere umano si porta dentro.

Riuscirà Cloe a essere finalmente guardata e a sciogliere i nodi cruciali della sua vita?

I consigli di Nina Sankovitch

COME LEGGERE TUTTO IL GIORNO

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Leggere prima di alzarsi dal letto
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Leggi invece di passare l'aspirapolvere
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Avere sempre un libro con te
di Nina Sankovitch

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