"Le Impressioni di Berthe" di Stella Stollo

"Le Impressioni di Berthe" di Stella Stollo
clicca sulla foto

venerdì 24 maggio 2019

"Le impressioni di Berthe" di Stella Stollo


"Gli uomini sono i sovrani delle proprie giornate, liberi di partire e tornare, di mangiare a casa o al caffè, di frequentare teatri e balere, di andare quando e con chi vogliono per le strade o per i parchi: questa libertà che voi date per scontata, io la bramo con tutta me stessa; questa libertà basterebbe a fare buona parte della mia felicità di essere umano e ridurrebbe notevolmente la fatica necessaria a coltivare il mio talento d'artista".
dalla quarta di copertina 




Berthe Morisot con mazzo di violette
- Eduar Manet 1872
tratto da QUI
"Le impressioni di Berthe" di Stella Stollo sono pagine che con pura raffinatezza riportano alla luce la figura di Berthe Morisot, nata a Bourges nel 1841 e morta a Parigi nel 1895. Pittrice e musa di Eduard Manet,  ne è celebre il ritratto che il pittore le dedica. (Vedi foto a destra)
Comincia a studiare disegno e pittura (e in seguito scultura) fin da giovanissima, prendendo lezioni dal pittore Joseph Guichard, visto che ai quei tempi le donne non potevano frequentare l'Accademia di Belle Arti, infatti l'Ecole des Beaux-Arts avrebbe aperto le porte al genere femminile soltanto nel 1897.

La scrittrice Stella Stollo ci racconta, attraverso l'espediente del romanzo, la vita di questa pittrice dimenticata, messa forse in disparte. Nonostante però sia una storia romanzata è inserita in un contesto ben documentato.


Siamo nel marzo del 1896, a un anno esatto dalla morte di Berthe, viene organizzata la prima retrospettiva a lei dedicata, con 394 opere tra dipinti e disegni, dal gallerista Durand-Ruel.
Per tre giorni gli amici più cari di Berthe, Renoir, Degas, Monet e Mallarmé, affiancati da Julie e da Edma, rispettivamente la figlia e la sorella della pittrice, lavorano senza posa per allestire l'esposizione. Rivive così la storia professionale e personale di Berthe, a cominciare dal suo primo incontro col grande artista Edouard Manet e dalla loro reciproca passione, fino al matrimonio della donna con Eugene, fratello del pittore.
La Morisot divenne moglie, madre e donna di spicco del gruppo degli Impressionisti, i pittori della luce, dell’en plein air, dei paesaggi e della vita mondana parigina, gli ideatori del colore locale, teorizzarono infatti che ogni colore influenza quello vicino e Berthe fu la vera protagonista femminile (ma è doveroso citare anche Mary Cassatt) di quel rivoluzionario movimento artistico che fu l'Impressionismo, rompendo ogni schema con il modo di dipingere accademico.
"Hai il dono di far parlare i colori. Il rosso e il nero urlano la passione, il rosa sussurra l'innocenza. L'ocra è una melodia che riscalda i colori scuri, il bianco impallidisce il rosa di pura poesia."

"La Lettura" di Berthe Morisot 1873
La Stollo riesce a creare un ritratto particolareggiato della Morisot, personaggio carico di fascino e mistero. Ne risulta una lettura avvincente e scorrevole, vi è una scrittura che rasenta la poesia, le pagine corrono sotto gli occhi del lettore incuriosito, personalmente ho avvertito l'esigenza di fare ricerche sulle sue opere e di conoscere di più la Morisot. Predilige i soggetti femminili chiara era dunque la sua posizione: lottò contro i pregiudizi di coloro che trovavano indecoroso che una donna svolgesse la professione di pittrice.

Stella Stollo ci pone in dono un libro in cui a scrivere sembra proprio la protagonista, tanto vivide sono le emozioni descritte, si fa partecipe degli ideali, delle passioni e degli amori della protagonista e di conseguenza il coinvolgimento per chi legge è totale, ho avuto l'impressione di leggere un diario, un epistolario, qualcosa di intimo e segreto che solo le belle letture sanno creare, la Stollo ha dato viva voce a Berthe Morisot per il tramite delle parole.

"Le impressioni di Berthe" di Stella Stollo ha vinto il Premio Argentario, Primo posto Narrativa edita.

Motivazioni della premiazione:

Ambientato nella Parigi di fine ottocento, l'opera descrive l'esaltazione d'amore e la passione per l'arte al femminile nel tratteggio che se ne fa dell'Artista Berthe Morisot e delle sue opere, come suggerisce il titolo del romanzo "Le impressioni di Berthe" della scrittrice Stella STOLLO. E' lo scenario della prolifica produzione pittorica di una giovane donna, voce appassionante ma, ahinoi, isolata in un mondo prettamente maschile, ma è anche testimonianza dei sentimenti e delle speranze intime da lei sofferte. Nel racconto dunque la vita dell'artista tradotta nelle varie sfaccettature di fragilità e forza, combattuta dall'impossibile trasporto fisico col pittore Edouard Manet di cui è musa, rivive nell'originale e riuscito escamotage del ricordo e delle testimonianze degli amici durante l'allestimento nella retrospettiva a lei dedicata a un anno dalla morte. Caratterizzato da un andamento narrativo articolato, non consueto, con rapidi cambiamenti temporali, il racconto è fin dalle prime battute ed in fieri, vivace, forbito nel lessico, arricchito da aneddotica e richiami bibliografici puntuali e non perde discontinuità restando su un piano coinvolgente e brillante nel disegnare una società ormai perduta. 
Il Presidente, Dott. Laura Pieroni

Associazione Culturale Metamorphosis

giovedì 23 maggio 2019

"Dove il vento si ferma a mangiare le pere" di Mario Ferraguti

PH. lalocandadeilibri.com

Il senso delle cose abbandonate, e tutto il sostrato culturale che l'accompagna, affiora non solo dai documenti storici e antropologici, quindi dalle fonti d'archivio ufficiali, ma a mio avviso anche dalla narrativa.
Mario Ferraguti con "Dove il vento si ferma a mangiare le pere" (Diabasis Edizioni) ci conduce per mano alla scoperta di luoghi, detti e riti antichi; alla maniera dei cantastorie ci racconta di luoghi abbandonati carichi di magia e superstizione fino a rivelarci l'essenza del territorio da lui preso in considerazione, l'Appenino tosco-emiliano. Sono pagine che mettono in contatto diretto con la natura e con la magia, con certi luoghi silenziosi capaci di dare ristoro all'anima.
Leggere queste pagine è stato come fare un viaggio per i posti descritti dall'autore, sentirsi partecipi con lui di una ricerca importante, come si evince dal sottotitolo del libro "Viaggio sull'Appenino alla ricerca del folletto". La scrittura è a tratti poetica, attenta, fluida, si evince la passione per gli argomenti trattati.

Appenino tosco-emiliano PH da MountCity qui

Gli spiriti della natura, fate e folletti in primis, fanno parte della tradizione popolare (anche) italiana e l'autore in queste pagine ci conduce proprio alla ricerca di questi esseri, indagando nella cultura e nel folklore di una popolazione restia a pronunciare certi nomi o ricordare certi episodi. Tutto è raccontato sottovoce.

Questo è un libro di storie, di quei racconti che si ascoltano dai vecchi di paese, magari accanto a un fuoco nelle notti di luna piena, è un libro che ho apprezzato molto perchè dona quel senso dei luoghi oramai dimenticati, di quei posti intrisi di leggende che la modernità vuole dimenticare.
L'autore ci mette in contatto con i racconti della tradizione orale, e così il protagonista comincia a interrogare gli abitanti circa un folletto che entra di notte nelle stalle e fa le trecce alla coda delle mucche.
Si tratta di un romanzo che ha le sue radici nella tradizione e nei sistemi di protezione magica atavici appartenenti a numerose culture, pensiamo a quella dei nativi americani e al celeberrimo "Sud e Magia" di Ernesto De Martino.
Ferraguti però ci avverte che "sembra incredibile ma tutto questo è successo davvero sul'Appenino tra L'Emilia e la Toscana, in un paese a sessanta chilometri dalla città, tra la pianura e il mare...
"Giacomo mi stava raccontando che aveva visto il folletto, diceva che era rosso, con la coda, una zampa come quella dell'asino e alto come un gallo; mi indicava il punto preciso in cui l'aveva sorpreso nella stalla, lo descriveva con estrema naturalezza, così come si parla di un essere reale e a me è scappato un sorriso come per dire: crede nei folletti; il sorriso di una cultura che ha già distinto quello che esiste e quello che non esiste. A poco a poco però, mentre Giacomo continuava a raccontare, mi rendevo conto che la descrizione del folletto era la stessa che lui aveva sentito da suo padre e suo padre da suo nonno, indietro nei secoli e nelle generazioni fino al Settecento, al Medioevo e forse alle prime popolazioni che abitavano l'Appenino. Allora il mio sorriso si è tramutato in una smorfia di stupore perchè, all'improvviso, ho capito di non aver di fronte solo Giacomo, un anziano signore di Bosco di Corniglio dalla voce tremante, ma il depositario di una mitologia antichissima che viveva e si diffondeva attraverso la parola."

PH. lalocandadeilibri.com
"Dove il vento si ferma a mangiare le pere" narra la storia di un uomo che torna nel paese natale del padre per scoprire ciò che rimane delle tradizioni e delle leggende locali sugli esseri magici (folletti, streghe, guaritori), che hanno definito l’immaginario collettivo popolare e le credenze delle comunità appenniniche del centro-nord lungo i secoli.
foto da QUI
L’autore, Mario Ferraguti, nato a Parma, ha partecipato a diversi progetti volti alla valorizzazione della cultura popolare dell’Appennino emiliano, specie delle tradizioni favolistiche orali, oggetto di ricerche anche in altri suoi lavori.
L'autore, dopo una ricerca durata diversi anni pubblica "La magia dei folletti nell'Appenino Parmense e in Lunigiana"; insieme alla regista Simonetta Rossi realizza nel 2007, il film "Folletti Streghe Magie, il lungo viaggio nella tradizione dell'Appenino.




mercoledì 22 maggio 2019

"Quella metà di noi" di Paola Cereda

PH. lalocandadeilibri.com

Se in una sola frase dovessi descrivere "Quella metà di noi" di Paola Cereda, prenderei in prestito queste precise parole:

Nella vita tutti noi abbiamo 
un segreto indicibile, 
un rimpianto irreversibile, 
un sogno irraggiungibile e 
un amore indimenticabile.
- Diego Marchi


Matilde Mezzalama, maestra in pensione, vive a Barriera, quartiere periferico di Torino, dopo un grave problema economico decide di ritornare a lavoro e si reinventa un nuovo mestiere, e dunque una nuova vita, che le insegnerà molto su se stessa e sugli altri.
Diventa badante, si prende cura di un anziano ingegnere e si riscopre a vivere nel mezzo di due case e di più lingue, ma soprattutto, sarà alle prese con una parte di se stessa che non credeva di dover affrontare.
E invece la vita ad un certo punto viene a presentarti il conto.
"Si chiese se ci fossero parole adatte a descrivere quella metà di noi che non viene raccontata e che continua a esistere nonostante l'imbarazzo"
Matilde nasconde un segreto indicibile che ha condizionato la sua vita da un certo punto in poi, un segreto che ha mutato il rapporto con sua figlia e con chiunque le stia accanto. La sua colpa è quella di avere amato.

I segreti sono spazi di intimità da preservare, nascondigli per azioni incoerenti, fughe, ma anche regali senza mittente per le persone che amiamo. Ma cosa resta di autentico nei rapporti quando si omette una parte di sé? Dove si sposta il confine tra sentimento e calcolo?
"Abbiamo tante vite quante sono le persone che incrociamo e alle quali concediamo la possibilità di determinare un cambio di direzione o una svolta"
Se Platone nel suo Simposio ci ha insegnato a cercare la nostra mezza mela, l'anima gemella che ci completa, in queste pagine la Cereda ha voluto dimostrarci che per giungere alla felicità è necessario fare pace con quella metà di noi che teniamo nascosta al resto del mondo, perchè oscura, intima, privata, a volte imbarazzante.
E' soltanto facendo i conti con questa metà incoerente, che possiamo fare pace con noi stessi e con la vita, sentirci finalmente completi accettandoci totalmente.
Se è vero che possiamo amare gli altri soltanto se amiamo noi stessi, allora il problema non è tanto trovare l'anima gemella, quanto il fatto di accordarci con quella metà di noi che meno amiamo, e sentirci completi in tal modo.
"Si sentiva vuota oppure vincente. Erano due opinioni di sè che convivevano nel profondo e che non davano mai la sensazione di essere in pace e basta"

"Quella metà di noi" di Paola Cereda (Giulio Perrone Editore) è un libro che scuote, che può mettere in discussione credenze e valori, che pone interrogativi e riflessioni. Accanto alla vita di Matilde, la scrittrice ce ne presenta altre, ognuna ha a che fare con le proprie gioie e disperazioni, ne viene fuori una storia corale i cui temi comuni sono: le relazioni, i rapporti di famiglia, i problemi economici, le apparenze e il conformismo (penso alla figlia della protagonista), la diversità, l'amore, l'accettazione, la resilienza.

La scrittura della Cereda è fluida, a tratti cruda e forte, si sofferma sulle descrizioni quel tanto che serve al lettore per venire a conoscenza della vita dei personaggi, dei loro fallimenti e delle loro conquiste, delle loro virtù e dei loro limiti, in modo da inquadrarli sotto vari punti di vista prima di giudicare a priori azioni e comportamenti, per conoscerli bene. Il segreto della protagonista non viene rivelato se non alla fine, e mi ha lasciato piacevolmente stupita.
Di questo libro mi è piaciuto proprio il fatto che scuote gli animi, interroga profondamente e fa capire che le scelte di ognuno non possono essere giudicate.
Quella metà di noi in ombra, solo in rari casi può venire alla luce, Matilde ci riuscirà?
Vi invito a scoprirlo.

I consigli di Nina Sankovitch

COME LEGGERE TUTTO IL GIORNO

Avere sempre un libro con te
Leggi mentre sei in attesa
Leggi mentre si mangia
Leggi durante l'allenamento
Leggere prima di dormire
Leggere prima di alzarsi dal letto
Leggi invece di aggiornare FB
Leggi invece di guardare la TV
Leggi invece di passare l'aspirapolvere
Leggi mentre passi l'aspirazione
Leggi con un gruppo di lettura
Leggi con il tuo bambino
Leggere con il vostro gatto
Leggi per il vostro cane
Leggere su un programma
Avere sempre un libro con te
di Nina Sankovitch

Avvisi


Disclaimer per contenuti blog
"La Locanda dei Libri" prende ispirazione dalla Locanda Almayer del libro "OceanoMare" di Alessandro Baricco. Non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.
L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.
Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email lalocandadeilibri@libero.it. Saranno immediatamente rimossi.
L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.
Ringraziamo il sito www.web-link.it da cui abbiamo tratto lo sfondo.
La legge sul diritto di autore (633/1941) come modificata dal d.lgsl. 68/2003, prevede all'articolo 70 che: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."