Affinità

Affinità
“Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.” - Virginia Woolf

sabato 26 maggio 2018

"Chi sono io?" di Concita De Gregorio


"Sono soprattutto le donne a fotografare se stesse. Perché, ho chiesto a cinque di loro. La risposta riguarda sempre la guarigione, una ferita, la cura. Un bisogno, mai una vanità"
- Concita De Gregorio, "Chi sono io?"


Vorrei raccontarvi "Chi sono io?", il libro di Concita De Gregorio (Contrasto Books) attraverso le parole della pittrice messicana Frida Kahlo, "Dipingo me stessa perché sono il soggetto che conosco meglio", che ha fatto dell'autoritratto pittorico, il mezzo principale per raccontarsi, per venire al mondo, per lenire il dolore che le ha sconquassato anima e corpo e per far uscire da profonde ferite tutto l'anelito amoroso per la vita.
La De Gregorio in questo libro ha compiuto una lunga ricognizione nel territorio della fotografia femminile interrogando, e interrogandosi, sul senso e il valore di un gesto: quello dell’autorappresentazione.

L'uso prevalente che si fa delle fotografie è quello di ricordare, esse "sono la presenza di un'assenza". Tutto questo è ancor più valido se si pensa all'autoritratto che è qualcosa che si fa per se stessi. Gli autoritratti raccontano una storia, la fotografia in quell'istante diviene la penna con la quale scrivere pagine della propria esistenza. Pensiamo alla stessa parola "fotografia", l'unione della luce e del segno. Mettere in luce qualcosa di sé per raccontarlo, per porre un segno. Nell'attimo stesso di fotografare e fotografarsi ciò che si racconta, il meraviglioso e il terribile, è già accaduto. Il tempo fluisce sulle emozioni, le nutre, le assopisce. Il gesto di fotografare l'attimo sembra fermarlo, probabilmente per l'eternità, un gesto da consegnare metaforicamente all'universo.

La De Gregorio si pone anche un fondamentale quesito: "Perchè si rivolge l'obiettivo verso se stessi?" Si interroga, e ci interroga al contempo, sul tema dell'identità e della reputazione, in un'epoca come quella attuale basata sull'ossessione della riproducibilità tecnica, sui selfie fatti al solo scopo di accumulare like, cuoricini e pollici in su, e ci si chiede, dunque, quale sia oggi il valore da attribuire a questi due concetti. Nell'era del selfie, la dignità è al giudizio della reputazione, quest'ultima è fatta di consensi, di numeri, di visualizzazioni. Può davvero ciò che gli altri si aspettino da te essere ciò che davvero tu sei?

La De Gregorio in questo libro intervista cinque giovani fotografe Guia Besana, Silvia Camporesi, Antonia Di Prospero, Simona Ghizzoni, Moira Ricci e a tutte chiede delle loro fotografie. Attraverso le foto hanno raccontato la loro storia: un lutto, la famiglia, la madre, il corpo, i figli, la solitudine, la paura.
La pienezza e il vuoto.
È un libro denso di emozioni perché queste giovani artiste, tramite la scrittrice, ci permettono di carpire l'intenzione degli autoritratti, non soltanto ciò che è immediatamente visibile, ma pure tutto ciò che c'è dietro. Si punta l'obiettivo verso sé stesse per guardarsi a fondo, scavare nell'anima e riportare a galla i suoi tesori alla luce, le lezioni che dalla vita s'imparano.
Il filo rosso che lega queste artiste è il tempo che fluisce e che inesorabilmente trascina con sé ogni cosa, altro non si può fare, per arrestare questa piena, è immortalare attimi in foto capaci di narrare quel tempo e così trovare il proprio posto nel mondo, come sosteneva la fotografa Vivian Maier.
Ho letto questo libro ammirando le foto al suo interno, fissandole a lungo e mi sono fatta cullare da immagini e parole, è un testo ricco di ispirazione, ma anche di conforto e riflessioni, un libro costantemente presente sul comodino.

giovedì 17 maggio 2018

"Vivere con il dolore" di Iris Paxino

Natura E Cultura Editrice

Probabilmente nessun essere umano potrà dire di non conoscere il dolore.
Lo incontriamo lungo il percorso della nostra vita e, nelle sue forme e sfumature più diverse, gioca un ruolo significativo nella nostra biografia.
Può minacciare la nostra esistenza, sconvolgerci, annientarci, ma anche rivelarci i segreti più profondi dell’essere uomini. La sua inevitabilità, la sua ineludibile presenza ci costringono a confrontarci con questa esperienza fondamentale e limite.
Come possiamo imparare a capire il linguaggio del dolore e a relazionarci con esso?
Trovare il coraggio e la forza di dare forma al proprio vivere con il dolore è un presupposto decisivo per la guarigione ed un grande sollievo anche là dove non c’è possibilità di lenimento.
Il superamento di una situazione di sofferenza equivale a un cambiamento fattivo, soprattutto un cambiamento personale. Si apre una porta nuova.

Comincia così un libro profondamente emozionante, che non saprei iniziare a raccontare se non citando per un attimo Conrad: “Si scrive soltanto una metà del libro, dell'altra metà si deve occupare il lettore”.
Questa lettura è stata pura sinergia tra l'autrice delle parole e la lettrice delle stesse.

"Vivere con il dolore" di Iris Paxino (tradotto dal tedesco da Elsbeth Gut Bozzetti) è un saggio che mi ha donato profonde riflessioni durante e dopo la sua lettura, esso è nato dalla ricca esperienza professionale e umana dell'autrice.
Ritorno spesso alle sue pagine trovando conforto continuo, certi libri sono fatti per essere pienezza di un vuoto, ristoro dopo una mancanza... e tale libro lo è stato per me.
L'autrice, psicologa e pedagoga, ci conduce per mano attraverso la concezione del dolore nelle sue varie forme: il dolore fisico, il dolore psicologico, il dolore spirituale; il dolore nella Storia, come esso è mutato nei tempi, dall'età del mondo antico passando per il Cristianesimo fino a giungere al dolore nell'età moderna.

"L'uomo di quel tempo vive un cambiamento di coscienza che modifica il suo rapporto con il mondo. I regni naturali non sono più animati di spirito come in passato, non sono più percepiti come impregnati da esseri divino-spirituali. Le divinità retrocedono sempre più, non guidano e non  determinano più ogni accadere sulla terra: ora l'uomo sempre più lasciato a se stesso, sta di fronte al principio divino. Ora il dolore può fare da vincolo tra cielo e terra"
- cap. Il mondo culturale cristiano, pagina 33

Si tratta di un libro che vuole essere al contempo un saggio, ma soprattutto è, nella sostanza, un lavoro sulla biografia personale di chi s'imbatte in queste pagine, un lavoro che ci aiuta a comprendere in maniera più approfondita il nostro percorso di vita, in senso antroposofico, dunque comprendendo la propria funzione nell'universo.

Nel capitolo "Le parole per il dolore" mi sono incantata dinanzi a tale concetto:



A un certo punto dell'esistenza bisogna fare i conti con il dolore, dialogare con esso e non rifiutarlo nè seppellirlo in angoli remoti di sè, proprio attraverso il potere del linguaggio, interiore ed esteriore, possiamo relazionarci con esso e comprendere, sia pure con difficoltà, l'importante ruolo che il dolore svolge come fautore del progresso della nostra anima: essa rifiuta ogni tipo di stasi, tanto è vocata al cambiamento.
Come scrisse il poeta Nikolaus Lenau, per quanta compassione e conforto possiamo ricevere da chi ci è caro, il "dolore rimarrà sempre eremita in terra", sì è sempre soli dinanzi ad esso, però nel momento in cui lo si guarda negli occhi c'è possibilità di salvezza, di un'uscita luminosa, "il dolore non è tanto uno stato, quanto un accadimento", scrive la Paxino.

Sono dell'idea che certi libri vadano letti, certo si possono raccontare, come sto facendo io adesso con te che mi leggi, ma l'essenza pura è fra le righe, tra quelle che tu scorgerai, dalle parole con le quali ti nutrirai, e voltata l'ultima pagina avrai il coraggio di dire a voce alta "Chi sei tu, dolore?".
Io, fra le tante, ho scelto le mie parole...




Pillole biografiche
Iris Paxino, classe 1970, nata a Bucarest e cresciuta in Romania, Grecia e Germania, laureata in Psicologia, Lettere e Pedagogia, lavora come psicologa e consulente nel campo della biografia, tiene conferenze e seminari, promuove una psicologia orientata in senso antroposofico.

giovedì 22 marzo 2018

"La festa e i falò" di Elena Ianni



Una guida di viaggio che parla del Messico attraverso le feste religiose che si svolgono nei suoi paesi, descritte negli aspetti visibili e invisibili: gli abiti delle donne, le vesti dei santi, le danze rituali degli uomini e le loro simbologie, il pranzo cerimoniale e il mais, nutrimento fisico e spirituale. Dalle parole dell’autrice - viaggiatrice emerge la relazione molto umana della comunità con i propri santi protettori: intermediari di un dio che si trova troppo lontano, essi vestono gli abiti tradizionali, ascoltano le petizioni e devono darsi da fare per concedere, esaudire e proteggere. Il patto è chiaro: se la comunità li onora, essi faranno la propria parte benedicendola in salute e buoni raccolti, in caso contrario ne deriveranno siccità e carestie; anche loro però potranno essere puniti se, nonostante le cure ricevute, disattenderanno i propri compiti. Una guida che travalica i confini del Messico, perché parla delle feste come rappresentazione reale dell’utopia della vita comunitaria che si realizza attraverso tre elementi essenziali: l’organizzazione, la condivisione, l’allegria.

Ho sempre creduto fortemente che con i libri si possa viaggiare e scoprire l'essenza di terre e popoli, indagarne l'anima e l'essenza.
Con "La festa e i falò" di Elena Ianni sono stata in Messico, precisamente in luoghi non presi d'assalto dal turismo di massa, un territorio quindi più "puro", anche se oramai l'internazionalismo ha macchiato con la sua orma globalizzante quasi ogni parte della Terra.
La Ianni si sofferma anche su fatti di cronaca e sociali che sono stati all'ordine del giorno dei tg del mondo e poi in fretta dimenticati come ad esempio la sparizione a Iguala dei 43 ragazzi, un fatto che ha segnato profondamente il Messico per l'assenza risposte da parte dello Stato di fronte a una evidente responsabilità delle forze dell’ordine.
o il tema dell'immigrazione e de La bestia, il treno su cui migliaia di persone messicane rischiano la vita pur di conquistare la libertà e varcare il confine per giungere gli Stati Uniti. Un sogno che s'interrompe nelle grinfie della violenza più estrema: vessazioni, furti, stupri, nei casi più "fortunati". (leggi un articolo dell'Huffingtonpost in merito, QUI).

Ho imparato tantissime cose sul Messico leggendo tale libro, è una terra che già adoravo, ed ora vorrei proprio prenotare un volo e vivere la sua magia, le bellezze da visitare sono innumerevoli, la Ianni le racconta con trasporto tale che mi ha entusiasmato.
Ho letto questo libro e poi ne ho riletto alcune parti facendo anche degli studi delle ricerche, come ad esempio sulla tessitura, arte antichissima e ricca di simboli relativi alla cosmologia.
Una lettura piacevole carica di tesori da scoprire e riflessioni da far fiorire.



Pillole biografiche
Elena Ianni, conseguito il dottorato in scienze ambientali all’Università di Trieste, ha continuato il suo percorso accademico pubblicando su riviste scientifiche articoli sui temi della protezione ambientale, della conservazione e della pianificazione territoriale. In Messico ha imparato su di sé, sul patrimonio e sull’ambiente parlando di ceramica con doña Florencia, di cotone con doña Isabel, di archeologia con don Pedro.

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