Affinità

Affinità
“Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.” - Virginia Woolf

giovedì 17 maggio 2018

"Vivere con il dolore" di Iris Paxino

Natura E Cultura Editrice

Probabilmente nessun essere umano potrà dire di non conoscere il dolore.
Lo incontriamo lungo il percorso della nostra vita e, nelle sue forme e sfumature più diverse, gioca un ruolo significativo nella nostra biografia.
Può minacciare la nostra esistenza, sconvolgerci, annientarci, ma anche rivelarci i segreti più profondi dell’essere uomini. La sua inevitabilità, la sua ineludibile presenza ci costringono a confrontarci con questa esperienza fondamentale e limite.
Come possiamo imparare a capire il linguaggio del dolore e a relazionarci con esso?
Trovare il coraggio e la forza di dare forma al proprio vivere con il dolore è un presupposto decisivo per la guarigione ed un grande sollievo anche là dove non c’è possibilità di lenimento.
Il superamento di una situazione di sofferenza equivale a un cambiamento fattivo, soprattutto un cambiamento personale. Si apre una porta nuova.

Comincia così un libro profondamente emozionante, che non saprei iniziare a raccontare se non citando per un attimo Conrad: “Si scrive soltanto una metà del libro, dell'altra metà si deve occupare il lettore”.
Questa lettura è stata pura sinergia tra l'autrice delle parole e la lettrice delle stesse.

"Vivere con il dolore" di Iris Paxino (tradotto dal tedesco da Elsbeth Gut Bozzetti) è un saggio che mi ha donato profonde riflessioni durante e dopo la sua lettura, esso è nato dalla ricca esperienza professionale e umana dell'autrice.
Ritorno spesso alle sue pagine trovando conforto continuo, certi libri sono fatti per essere pienezza di un vuoto, ristoro dopo una mancanza... e tale libro lo è stato per me.
L'autrice, psicologa e pedagoga, ci conduce per mano attraverso la concezione del dolore nelle sue varie forme: il dolore fisico, il dolore psicologico, il dolore spirituale; il dolore nella Storia, come esso è mutato nei tempi, dall'età del mondo antico passando per il Cristianesimo fino a giungere al dolore nell'età moderna.

"L'uomo di quel tempo vive un cambiamento di coscienza che modifica il suo rapporto con il mondo. I regni naturali non sono più animati di spirito come in passato, non sono più percepiti come impregnati da esseri divino-spirituali. Le divinità retrocedono sempre più, non guidano e non  determinano più ogni accadere sulla terra: ora l'uomo sempre più lasciato a se stesso, sta di fronte al principio divino. Ora il dolore può fare da vincolo tra cielo e terra"
- cap. Il mondo culturale cristiano, pagina 33

Si tratta di un libro che vuole essere al contempo un saggio, ma soprattutto è, nella sostanza, un lavoro sulla biografia personale di chi s'imbatte in queste pagine, un lavoro che ci aiuta a comprendere in maniera più approfondita il nostro percorso di vita, in senso antroposofico, dunque comprendendo la propria funzione nell'universo.

Nel capitolo "Le parole per il dolore" mi sono incantata dinanzi a tale concetto:



A un certo punto dell'esistenza bisogna fare i conti con il dolore, dialogare con esso e non rifiutarlo nè seppellirlo in angoli remoti di sè, proprio attraverso il potere del linguaggio, interiore ed esteriore, possiamo relazionarci con esso e comprendere, sia pure con difficoltà, l'importante ruolo che il dolore svolge come fautore del progresso della nostra anima: essa rifiuta ogni tipo di stasi, tanto è vocata al cambiamento.
Come scrisse il poeta Nikolaus Lenau, per quanta compassione e conforto possiamo ricevere da chi ci è caro, il "dolore rimarrà sempre eremita in terra", sì è sempre soli dinanzi ad esso, però nel momento in cui lo si guarda negli occhi c'è possibilità di salvezza, di un'uscita luminosa, "il dolore non è tanto uno stato, quanto un accadimento", scrive la Paxino.

Sono dell'idea che certi libri vadano letti, certo si possono raccontare, come sto facendo io adesso con te che mi leggi, ma l'essenza pura è fra le righe, tra quelle che tu scorgerai, dalle parole con le quali ti nutrirai, e voltata l'ultima pagina avrai il coraggio di dire a voce alta "Chi sei tu, dolore?".
Io, fra le tante, ho scelto le mie parole...




Pillole biografiche
Iris Paxino, classe 1970, nata a Bucarest e cresciuta in Romania, Grecia e Germania, laureata in Psicologia, Lettere e Pedagogia, lavora come psicologa e consulente nel campo della biografia, tiene conferenze e seminari, promuove una psicologia orientata in senso antroposofico.

giovedì 22 marzo 2018

"La festa e i falò" di Elena Ianni



Una guida di viaggio che parla del Messico attraverso le feste religiose che si svolgono nei suoi paesi, descritte negli aspetti visibili e invisibili: gli abiti delle donne, le vesti dei santi, le danze rituali degli uomini e le loro simbologie, il pranzo cerimoniale e il mais, nutrimento fisico e spirituale. Dalle parole dell’autrice - viaggiatrice emerge la relazione molto umana della comunità con i propri santi protettori: intermediari di un dio che si trova troppo lontano, essi vestono gli abiti tradizionali, ascoltano le petizioni e devono darsi da fare per concedere, esaudire e proteggere. Il patto è chiaro: se la comunità li onora, essi faranno la propria parte benedicendola in salute e buoni raccolti, in caso contrario ne deriveranno siccità e carestie; anche loro però potranno essere puniti se, nonostante le cure ricevute, disattenderanno i propri compiti. Una guida che travalica i confini del Messico, perché parla delle feste come rappresentazione reale dell’utopia della vita comunitaria che si realizza attraverso tre elementi essenziali: l’organizzazione, la condivisione, l’allegria.

Ho sempre creduto fortemente che con i libri si possa viaggiare e scoprire l'essenza di terre e popoli, indagarne l'anima e l'essenza.
Con "La festa e i falò" di Elena Ianni sono stata in Messico, precisamente in luoghi non presi d'assalto dal turismo di massa, un territorio quindi più "puro", anche se oramai l'internazionalismo ha macchiato con la sua orma globalizzante quasi ogni parte della Terra.
La Ianni si sofferma anche su fatti di cronaca e sociali che sono stati all'ordine del giorno dei tg del mondo e poi in fretta dimenticati come ad esempio la sparizione a Iguala dei 43 ragazzi, un fatto che ha segnato profondamente il Messico per l'assenza risposte da parte dello Stato di fronte a una evidente responsabilità delle forze dell’ordine.
o il tema dell'immigrazione e de La bestia, il treno su cui migliaia di persone messicane rischiano la vita pur di conquistare la libertà e varcare il confine per giungere gli Stati Uniti. Un sogno che s'interrompe nelle grinfie della violenza più estrema: vessazioni, furti, stupri, nei casi più "fortunati". (leggi un articolo dell'Huffingtonpost in merito, QUI).

Ho imparato tantissime cose sul Messico leggendo tale libro, è una terra che già adoravo, ed ora vorrei proprio prenotare un volo e vivere la sua magia, le bellezze da visitare sono innumerevoli, la Ianni le racconta con trasporto tale che mi ha entusiasmato.
Ho letto questo libro e poi ne ho riletto alcune parti facendo anche degli studi delle ricerche, come ad esempio sulla tessitura, arte antichissima e ricca di simboli relativi alla cosmologia.
Una lettura piacevole carica di tesori da scoprire e riflessioni da far fiorire.



Pillole biografiche
Elena Ianni, conseguito il dottorato in scienze ambientali all’Università di Trieste, ha continuato il suo percorso accademico pubblicando su riviste scientifiche articoli sui temi della protezione ambientale, della conservazione e della pianificazione territoriale. In Messico ha imparato su di sé, sul patrimonio e sull’ambiente parlando di ceramica con doña Florencia, di cotone con doña Isabel, di archeologia con don Pedro.

giovedì 15 febbraio 2018

"Canti del Mid-America" di Sherwood Anderson

"C’è un canto nella matita che è stretta tra mie dita scaltre. Fuori – fuori – fuori – care parole. Le parole mi hanno salvato. C’è ritmo nella matita. Canta e oscilla. Canta un grande canto. Canta il canto della mia vita. Sta portando vita in me, nel mio posto chiuso".
-Sherwood Anderson


"A me sembra che il canto appartenga e nasca dalla memoria di cose più antiche di quelle che conosciamo. Nei sentieri battuti della vita, quando molte generazioni di uomini hanno percorso le strade in una città o passeggiato senza meta di notte per le colline di un'antica terra, sorge il cantore.
Il cantore non è nè giovane nè vecchio ma c'è sempre qualcosa di molto vecchio in lui. L'essenza di molte vite vissute e di molte spese faticosamente fino alla fine scorre piano nella sua voce. Oltre il potere delle parole, le parole si esauriscono. C'è una bellezza spirituale nel canto di colui il cui canto grida dalle anime della gente di tempi e luoghi antichi , ma questa bellezza non ci appartiene ancora".

Queste le prime parole della Prefazione di un libro che mi ha ammaliata, sin dal primo istante.
C'è una parola in napoletano con la quale vorrei definire l'essenza di questo libro, ossia "cunto", un racconto narrato a voce, che per il tramite della poesia ci narra l'America riuscendo a fotografarla in maniera molto valida, anche nei suoi mutamenti nel corso del tempo, prima e dopo i fumi dell'industrialismo.
L'arte di "cuntare", come insegna sapientemente Giambattista Basile, così come si faceva tanto tempo fa, nei cortili in compagnia di persone sagge magari accanto al fuoco scoppiettante, sotto un cielo stellato, è la forma del narrare che preferisco, ho avuto la possibilità di vivere momenti davvero magici grazie alla mia nonna paterna, una vera cantastorie. E in questo piccolo, prezioso, libro ho trovato la stessa magia di fondo.

In "Canti del Mid-America" di Sherwood Anderson (Corrimano Edizioni) sebbene il contenuto è totalmente diverso dai cunti che ascoltavo da bambina, la modalità di narrazione è la medesima; raccontare la reale essenza di luoghi ed anime che ci parlano di altri tempi, di qualcosa che è comunque dentro di noi, si lega alle nostre radici, come catene ben salde che uniscono l'anima al territorio.
Non si può davvero entrare nello spirito di un libro, senza aver dato un cenno al suo autore, al periodo nel quale è cresciuto e vissuto.
Sherwood Anderson nasce a Camden, Ohio, nel 1876. Nel 1916 pubblica il suo primo romanzo, Windy McPherson’s Son, a cui segue il romanzo Marching Men (1917) e la raccolta di poesie in prosa Mid-American Chants (1918), e l'anno dopo la raccolta di racconti Winesburg, Ohio (1919), la sua opera più celebre.
Muore di peritonite a Panama nel 1941 a 64 anni. Le sue lettere e memorie, pubblicate postume, avranno grande influenza su diversi autori, tra cui E. Hemingway, J. Steinbeck, F. S. Fitzgerald e J. D.Salinger.


"Canti del Mid-America" è un libro molto particolare, non semplice, che sebbene mi sia piaciuto, non mi ha colpito in modo particolare, perchè non riesco a cogliere appieno l'esperienza di vita di quei territori e di quei tempi, ma ne riconosco la potenza e il valore. Queste pagine danno vita, in maniera poetica, ad un libro che setaccia il cuore dell’America per festeggiare (e per far cantare) lo spazio vissuto di esseri umani da rigenerare, insieme alle loro corde mistiche.
Sono dell'Ovest, l'esteso Ovest dei tramonti. Sono degli estesi campi dove cresce il granturco. Il sudore delle mele è in me. Sono l'inizio delle cose e la fine delle cose.
Sicuramente tale opera rappresenta uno spaccato di un tempo e di un luogo lontani dal mio vissuto, ma il ponte di collegamento è proprio il canto, l'ode in senso globale, il bisogno atavico di narrare, per tenere memoria, per dare forza al senso di spiritualità che pervade l'animo umano, ed è proprio questo elemento universale, che si evince nettamente, mi è piaciuto tantissimo, ho avuto la sensazione di aver letto delle autentiche preghiere rivolte al Creato e al suo artefice.

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