Letture di gennaio

lunedì 13 luglio 2020

"Il latte della madre" di Nora Ikstena

"Tornavo da scuola insieme a mia madre. Lei accompagnava me, e io lei. Ci accompagnavamo a vicenda. Avrei voluto che quella strada non finisse mai. Che fosse lunga da darci la possibilità di parlare e anche di tacere mentre le percorrevamo. E che in entrambi i casi tutto andasse bene"


Nora Ikstena, scrittrice e saggista molto nota in Lettonia, ha scritto questa storia bellissima e commovente intingendo, figurativamente, la penna nel latte materno, la sostanza che trasporta, non solo nutrienti fondamentali, ma soprattutto l'indispensabile amore materno ai figli.

Siamo in Lettonia, ottobre 1944, le truppe hitleriane, dopo un'occupazione durata tre anni, si ritirano e l'Armata Rossa entra a Riga.
"Il latte della madre" è un romanzo che comincia a due voci: a tessere la storia sono una madre e sua figlia nei cinquant'anni che seguono la Seconda guerra mondiale, si racconta del loro rapporto intenso e tormentato, fatto di cose non dette, di abbracci mancanti, segnato dalla profonda e tenace depressione materna che non allatta sua figlia, negandole quella sostanza primaria e fondamentale a continuare il legame cominciato nel grembo. E' la storia del tentativo di arrestare questa forza autodistruttiva della madre. A loro si aggiunge una terza figura femminile, la nonna, che vive nel racconto delle altre due, la narrazione si snoda tra Riga, Leningrado e la campagna lettone parlandoci di memoria collettiva ed emancipazione femminile.

Il latte negato dalla madre alla propria figlia nei suoi primi giorni di vita non è più linfa vitale, ma un fluido amaro e disgustoso, nel prosieguo della lettura si scoprirà il motivo di questa mancanza, soltanto il tempo può in effetti donare risposte...e lascio a chi vorrà leggere il libro di scoprirlo da sè...
Si narra, dunque, di un'infanzia traumatica dove venendo a mancare il cibo primigenio, viene di conseguenza a mancare tutto. Il tema centrale è proprio il rapporto madre-figlia, sullo sfondo del regime sovietico.
La madre è una ginecologa, lavora tutto il giorno e di sua figlia si prende cura la nonna, in quanto medico ha praticato con successo un'inseminazione artificiale non rispettando però alcune procedure, pur avendo svolto l'operazione in maniera assolutamente coscienziosa e sicura per la paziente, ma accade che per difendere un'amica dalle violenze del marito, un militare sovietico, viene espulsa dal gruppo di ricercatori di Leningrado di cui faceva parte e mandata a lavorare nella sperduta periferia.
Questa situazione non farà che aggravare la fragilità mentale della madre, che si rinchiuderà nella sua stanza tra pile di libri e fumo di sigarette, il trasferimento in campagna allontanerà sua figlia dai nonni e dalle sue abitudini,  e il loro rapporto dapprima si incrinerà, poi sembrerà intravedersi la luce della riconciliazione. Vedremo anche un ribaltamento dei ruoli: la figlia che fa da madre. Nella loro nuova vita ci sarà posto anche per una fedele amica, Jese che ristabilirà gli equilibri tra le due parti.

In queste pagine "la realtà biografica dell'autrice e la memoria si intrecciano ad altre linee narrative", come possiamo leggere nella "Conversazione con Nora Ikstena" di Margherita Carbonaro, posta a fine libro.
E' una storia quindi autobiografica, molto sentita e questa partecipazione arriva nitidamente al lettore, è una lettura densa di riflessioni e passi da sottolineare e rileggere, mi ha tenuta incollata fino all'ultima pagina lasciandomi piacevolmente coinvolta. La Storia si intreccia inevitabilmente con la vita dei personaggi influenzandone ovviamente la vita, le loro scelte, le ambizioni, le conquiste.

Consigliatissimo, più di quanto le parole siano in grado di esprimere.

venerdì 3 luglio 2020

"Anime inquiete" di Isabella Cesarini

"Solo gli inquieti sanno com'è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza".
~ "Anime inquiete" di Isabella Cesarini.


Finire un libro in una notte, ecco cos'è stato per me questo libro. Una fulminea e intensa dose di piacere.

"Anime inquiete" di Isabella Cesarini è un mosaico di poliedriche personalità da Lou Andreas Salomè a Sibilla Aleramo, da Clarice Lispector a Emil Cioran, passando per Salvador Dalí e Sylvia Plath, ventitré personalità delle quali si indaga il filo rosso che le unisce: l'inquietudine.
Quel sottile, ma costante turbamento che dalla mente si schiude per prendere casa nel petto, lì rimane latente e che per moltissimi artisti è ed è stata fonte di ispirazione.

È un libro di ritratti resi eterni dalla forza magnetica delle parole di Isabella Cesarini, scrittrice di cinema e letteratura.
La sua scrittura è naturalmente poetica, passa con disinvoltura dall'arte al cinema e alla letteratura.
Ho potuto cogliere l'essenza di questi personaggi unici, come ad esempio Ingmar Bergman e Françoise Sagan, leggendo ogni storia con avida curiosità, avvertendo similarità e trovando conforto, comprensione e ristoro tra le righe. Si crea una corresponsione amorosa tra anime inquiete,  uno scambio di emozioni tra i personaggi narrati, chi li ha narrati e chi legge queste meravigliose pagine,  un'immersione osmotica salvifica. Si crea un collegamento immediato con il lettore perché la Cesarini qui parla di Vita, pura Vita.

Leggetelo, è un libro potente. Per me lo è così tanto che ritornerò spesso a queste pagine.

giovedì 2 luglio 2020

"In nome della madre" di Erri De Luca

"Il fatto è che tu sei la più speciale eccezione e loro non hanno cuore sufficiente per intenderla e giudicarla. E' una faccenda che ha bisogno di amore a prima vista, mentre loro s'ingarbugliano sui codici, le usanze. Per loro tu sei pietra d'inciampo, per me sei la pietra angolare da cui inizia la casa"



Erri De Luca racconta la storia di tutte storie, e lo fa intingendo la penna nella delicatezza estrema e profonda.
"In nome della madre" è una lettura della storia di Miriam/Maria che restituisce alla madre di Gesù, la meravigliosa semplicità di una femminilità coraggiosa.
In queste pagine è racchiuso il mistero della maternità, la grazia umana di un destino che si può soltanto accettare in nome dell'Amore, questo libro è Amore puro.

A narrare la storia è proprio Maria.
Anno 0, Galilea. Durante il maestrale di marzo, il vento che qui viene da nord, un colpo d'aria spalanca la finestra, la casa è ammantata di polvere celestiale, in questo modo avviene la fine dell'adolescenza di Maria. E' l'annuncio di un angelo.
"Nella storia sacra gli angeli hanno un normale corpo umano, non li distingui. Si sa che sono loro quando se ne vanno. Lasciano un dono e pure una mancanza".
Ecco l'inizio di Tutto. Ecco l'inizio di una storia commovente, di una semplicità disarmante, scritta con maestria: la storia di Maria raccontata proprio dalla sua voce, intervallata dai pensieri di una figura che anche nella Storia è sempre rimasta defilata, nascosta, ora De Luca ci fa scorgere le idee di Iosef, il suo promesso sposo che la ama di un amore assoluto, andando contro i dogmi e le convenzioni.

La fanciulla comunica la notizia al suo fidanzato, che subito viene assalito da angoscia e smarrimento. Miriàm, ascolta, con calma sconcertante, la parole concitate di Iosef, preoccupato per il parere degli anziani e per la drammatica sorte che spetta alla sua giovane sposa perchè, come tutti gli uomini dell'epoca, conosce bene la Legge: una donna incinta prima del matrimonio, macchiata di un grave reato che allora veniva punito con la lapidazione.

"Mentre parlava io diventavo madre. Gli uomini hanno bisogno di parole per consistere, quelle dell’angelo per me erano vento da lasciar andare. Portava parole e semi, a me ne bastava uno. Ero rimasta in piedi innanzi a lui e in piedi stavo davanti a Iosef (...) Con le mani intrecciate sul ventre piatto mi toccavo la pelle per sentire sulla punta delle dita la mia vita cambiata. Era per me il giorno uno della creazione".

A Maria non importavano le conseguenze, "Benedetta tu più di tutte le donne" le aveva detto l'angelo.

Ogni capitolo è diviso in "stanze", nella prima stanza si dà spazio agli annunci, la tensione è tutta lì: l'annuncio che l'Arcangelo Gabriele fa a Maria e l'annuncio che Maria fa al suo Giuseppe; nella seconda stanza si pone enfasi sulle emozioni che Miriam sente, le emozioni che le vengono dal ventre, è una parte di bellezza infinita il dialogo di una madre con il figlio prima della nascita, perchè lei in quanto Madre già sa il sesso del nascituro: "Scopro il ventre (al sole), così attraverso me arriva luce a lui. Gliela racconto: E' quella che ti aspetta fuori. Non serve solo a vedere in lontananza, è pure calore (...). Si chiama sole. Gli occhi non ce la fanno a guardarlo, ma i tuoi sì, protetti dall'acqua del grembo". La terza ed ultima stanza coincide con la nascita nella mangiatoia, mentre fuori splende la stella cometa e Maria, prima di far entrare Giuseppe che era rimasto fuori a fare da guardia, dopo aver partorito da sola con la compagnia del bue e dell'asina, si gode un momento di pura e solenne gioia: avere in braccio suo figlio. "Ho messo l'orecchio sul suo cuore, batteva svelto, colpi di chi ha corso a perdifiato. Al poco lume della stella l'ho guardato, impastato di sangue mio e di perfezione".
Fino alle prime luci dell'alba Ieshu è solo di Miriam, che ripete come una cantilena tre parole: "è solamente mio". 
Dopo l'alba, comincia il destino dell'Umanità.

Una lettura straordinaria, commovente, di struggente intensità.

I consigli di Nina Sankovitch

COME LEGGERE TUTTO IL GIORNO

Avere sempre un libro con te
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Leggi mentre si mangia
Leggi durante l'allenamento
Leggere prima di dormire
Leggere prima di alzarsi dal letto
Leggi invece di aggiornare FB
Leggi invece di guardare la TV
Leggi invece di passare l'aspirapolvere
Leggi mentre passi l'aspirazione
Leggi con un gruppo di lettura
Leggi con il tuo bambino
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Avere sempre un libro con te
di Nina Sankovitch

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