lunedì 10 dicembre 2012

Anteprima: Intervista alla scrittice Cristina Costa, autrice de "Le arance di Dubai"



Attraverso questa intervista, conosciamo meglio la scrittrice Cristina Costa.
Nata a Palermo nel 1971. Si è laureata in Psicologia nel 1996 e ha avuto varie esperienze lavorative in ambito educativo e formativo. Da qualche anno vive in provincia con il marito e i tre figli.
Appassionata di lettura, da poco tempo ha iniziato a scrivere racconti, pubblicando in raccolte antologiche.
“Le arance di Dubai” è il suo primo romanzo, libro che ho avuto il piacere di leggere e recensire [leggi qui la recensione]



Da dove trai ispirazione per scrivere le tue storie e tuoi personaggi?
Innanzitutto dalla mia storia personale, dai miei vissuti. Con ciò non intendo dire che scrivo storie autobiografiche, ma che certi personaggi nascono intorno ad un vissuto che ho voglia di raccontare, magari per rielaborarlo o approfondirne il senso attraverso la scrittura.

Quale libro [o più] che hai letto ti sentiresti di consigliare...
Ce ne sono alcuni che mi piacciono particolarmente e che consiglierei, per esempio “Il postino”  di Neruda di Skarmeta perché è ricco di poesia, “La Frontiera scomparsa” di Louis Sepulveda, autore di cui amo molto lo stile, “Cent’anni di solitudine” di Marquez. In questi ultimi mesi ho iniziato a leggere Tiziano Terzani e lo consiglio vivamente per il modo in cui sa raccontare il mondo e la vita.

Concordo con le tue scelte e soprattutto con quella di Terzani.
Raccontaci un pò come nasce Le Arance di Dubai...
Le arance di Dubai nasce dalla voglia di pensare ad un cambiamento per la terra in cui vivo, la Sicilia. Noi siciliani spesso commettiamo l’errore di sentirci vittime di ciò che non funziona e mai corresponsabili. Abbiamo un grande patrimonio naturalistico, storico e culturale, che non siamo in grado di gestire e valorizzare. Penso al degrado in cui versano certi paesi, così come certi quartieri della mia città e questo non solo a causa delle cattive amministrazioni ma anche della mancanza di senso civico che porta spesso a vedere ciò che è pubblico come terra di nessuno piuttosto che come patrimonio comune da rispettare e salvaguardare. Viviamo come sospesi nell’attesa che qualcuno arrivi e cambi le cose, mentre dovremmo essere noi stessi a darci da fare perché si realizzi il cambiamento, che deve essere innanzitutto culturale. Queste sono le riflessioni da cui è nata l’idea di fondo del romanzo. 

Riflessioni estremamente profonde.
Da cosa nasce la tua esigenza di scrivere, di raccontare...
Viviamo in una società dove tutti parlano ma pochi ascoltano e sempre più spesso ho la sensazione che ciò che diciamo cada nel vuoto dell’inascoltato. Perciò, in modo inconsapevole inizialmente, la mia voglia di scrivere è nata proprio dal bisogno di dare una chance in più ai miei pensieri, a ciò in cui credo, nella speranza che in questo modo possano raggiungere orecchie disponibili all’ascolto, persone che possano ritrovarsi nelle mie storie.

Mi sembra un ottimo motivo scrivere per “dare una chance ai miei pensieri, a ciò in cui credo”.
E mentre scrivi ascolti musica o hai bisogno del silenzio assoluto?
Preferisco senz’altro il silenzio. Tuttavia vivo in una casa sovraffollata dai suoni e dai rumori dei miei tre bambini, dove il silenzio è una condizione rara e preziosa. Pertanto quando sono sola scelgo il silenzio per un’immersione totale nella storia che sto scrivendo, ma spesso mi è capitato di scrivere con il minore dei miei figli in braccio o interrotta di continuo dalle richieste dei più grandi. In questo sovraffollamento di stimoli la musica sarebbe solo un’ulteriore fonte di deconcentrazione.

Bella l’immagine di te che scrivi con uno dei tuoi figli in braccio.
La figura del padre è il filo rosso che accompagna l'intero libro fino a congiungersi con il concetto di paternità..."ognuno ha il suo compito da svolgere nel mondo"....qual è il tuo? Hai avuto modo di capirlo, la scrittura ti ha aiutato in questo? E cosa vuol essere genitore?
Essere consapevole di quale sia il proprio compito nella vita è veramente difficile; vorrei avere una risposta certa di quale sia il mio, ma la verità è che non so dare una risposta definitiva. Di sicuro mi sento molto vicina al personaggio di Teresa, che ha fatto del suo essere madre e moglie il compito della sua vita. Ha scelto di dedicarsi alla sua famiglia e lo ha fatto senza riserve, identificandosi completamente con quel compito. Lei incarna il mio ideale di genitore: una figura equilibrata e rassicurante, capace di ascoltare, di mediare, di creare sintonia all’interno della famiglia. A me manca la sua capacità di vivere totalmente a suo agio in quella scelta.
Sicuramente la scrittura mi sta aiutando nella misura in cui mi consente di lasciar venire fuori una creatività sommersa, regalandomi la possibilità di essere “altro”. Non la vivo come un compito o  una missione, ma come un modo parallelo di essere.

E qual è il compito di un popolo?
Ne Le arance di Dubai fai riferimento all'importanza dell'identità di un popolo. Cos’è per te questa identità?
Credo che l’identità sia la continuità che lega i pezzi di vita in una storia coerente. Essa non è solo la risultante della somma di quei pezzi, ma anche delle loro interazioni e  influenze reciproche. L’identità è un intreccio inestricabile di presente e passato, di ricordi e di propositi e questo vale sia a livello individuale  che collettivo . Nel romanzo il concetto di identità è legato strettamente a quello di memoria, al senso di appartenenza, all’importanza della storia, personale e collettiva, perché questi ne costituiscono il fondamento. Pensiamo a cosa succederebbe a ciascuno di noi se all’improvviso perdessimo la memoria:  certamente non sapremmo più chi siamo, avremmo smarrito la nostra identità. Paolo, il protagonista di “Le arance di Dubai” deve fare i conti con la negazione di una parte della sua vita, quella in cui viveva in Sicilia  da siciliano. Aver tagliato i ponti per trent’anni, se da una parte gli ha consentito di perseguire gli obiettivi che riteneva più importanti per il suo futuro, dall’altra lo ha a lungo privato di una parte della sua storia. Ciò che gli è venuto a mancare è proprio il senso della continuità.
Le arance di Dubai è un romanzo che utilizza l’espediente del paradosso per affrontare il tema dell’identità di un popolo. Il paradosso è questo: per essere siciliani migliori non dovremmo più essere siciliani. Ovviamente si tratta di una provocazione volta a ricordare a me stessa e alla terra a cui appartengo che invece, possiamo, anzi dobbiamo, essere siciliani migliori facendoci protagonisti attivi del miglioramento, smettendo di assumere quell’atteggiamento fatalistico che ci caratterizza nell’eterna attesa che qualcosa sopraggiunga all’improvviso a risolvere i problemi.

Interessante questa tua opinione, fa sorgere riflessioni stimolanti.
Che rapporto hai con il tempo...
Un rapporto strano, direi. Ho la sensazione di essermi fermata con la mente ad un certo momento della mia vita e di aver perso da lì in poi la cognizione del tempo. Ciò è avvenuto da quando è nato il mio primo figlio perché la mia vita da allora è stata soprattutto assorbita dal ruolo di madre. Spesso mi ritrovo a credermi coetanea di persone molto più giovani di me, come se non mi fossi accorta degli anni che sono trascorsi nel  frattempo. Tendenzialmente guardo poco al futuro, perché lo vivo come un’incognita troppo grande, che mi spaventa, mentre tendo ad ancorarmi al presente, che è il tempo delle mie certezze.

Concordo, credo che il presente sia il tempo migliore.
Prendo spunto dalle tue parole:

«Ritrovarti è stata la conferma di
questa mia certezza perché è stato
come ripartire esattamente da dove
ci eravamo interrotte. Guardandomi
intorno ci sono fisionomie che
riconosco, occhi, voci, sorrisi, ma
sono i volti di una vecchia foto che
non appartengono a ciò che sono
adesso. Sono un capitolo della mia
storia più antica. Tu non sei rimasta
intrappolata in quella foto, ma
hai camminato silenziosamente accanto
a me e io ti ringrazio per esserci
stata.»

Il tema della nostalgia è molto forte in questo romanzo, cosa hai voluto trasmettere riferendoti a questo sentimento? E cos'è per te Nostalgia?
Si, il romanzo è intriso di nostalgia, un sentimento che attraversa tutti i personaggi della storia. Ciò che volevo trasmettere è l’importanza per ciascuno di noi di tenere vivo il legame con il proprio passato, con i luoghi, le persone che hanno fatto parte di un momento della nostra vita. Nostalgia per me è l’essenza di quei legami, è il peso dei ricordi, è la capacità di tenere vivo dentro di noi ciò che è lontano, sia esso un luogo o una persona, come parte integrante della nostra storia.

Il tuo romanzo è attualissimo e prendo spunto, ancora, dalle tue parole

«La vita mette alla prova le persone,
alcune le cambia completamente,
in meglio o in peggio, secondo il
modo in cui gli eventi si mescolano
con le loro predisposizioni, altre
non le scalfisce minimamente, limitandosi
a rimarcarne i tratti.»

Non vorrei far spoiler, ma credo sia importante far capire ai lettori quanto sia ricco di tematiche il tuo romanzo, mi ha colpito una storia terribile che succede ad uno dei personaggi della storia, è stato toccante per me leggerlo perchè non me l'aspettavo, però vorrei sapere come mai hai inserito, senza descriverlo esplicitamente, l'abuso subito da Giorgio "la figura trasparente in classe" e “invisibile nella mischia"....
 La figura di Giorgio nasce dal ricordo di un compagno di scuola, un ragazzo che ho frequentato quotidianamente per cinque anni al liceo, ma che è rimasto una figura assolutamente indecifrabile per me. Naturalmente la storia dell’abuso non c’entra con quel ricordo, ma costruire il personaggio si Giorgio su quel ricordo mi ha permesso di raccontare quanto sia difficile conoscere veramente chi ci sta accanto, spesso rinunciando a voler capire meglio il perché di certi comportamenti, e lasciando che gli altri, che pure sono fatti della nostra stessa umanità, diventino trasparenti ai più. Giorgio è un personaggio apparentemente “congelato” ma in realtà porta dentro di sé una grande ricchezza di emozioni, che nessuno aveva saputo, o meglio voluto, cogliere.

Credi che questi tempi duri ci stiano mettendo alla prova? Cosa pensi se ti dico "futuro", come lo vedi?
Assolutamente si; viviamo tempi difficili, fatti di rinunce, di prospettive incerte, che mettono a dura prova la capacità di credere in qualcosa e di sperare in un futuro vivibile. Personalmente vedo il futuro come una grande incognita che mi spaventa, perché allo stato attuale mi sembra difficile azzardare qualunque previsione. Credo che il presente stia incidendo negativamente su di noi, perché il peso delle difficoltà che stiamo vivendo spinge ciascuno a guardare solo a se stesso, rendendoci più egoisti. Nel futuro vedo molta solitudine.


 Grazie Cristina



Intervista a cura di Lena Ceglia


Info per il libro  
Autore: Cristina Costa
Genere: Narrativa
Pagine: 176
Prezzo: 15 euro
ISBN libro: 978-88-6307-447-5
ISBN ebook: 978-88-6578-145-6
Prezzo ebook: 9.99 euro
Editore: 0111 Edizioni


Se volete sfogliare le prime pagine leggete qui 
Disponibile in formato cartaceo e in formato ebook, potete reperirlo in tutte le librerie on- line (Ibs.it, La feltrinelli, Rizzoli...) o direttamente nel sito della casa editrice ai seguenti link:
Qui per la versione cartacea
Qui per  l'ebook

Buona Lettura!

Nessun commento:

Posta un commento

Scrivi cosa ne pensi...

I consigli di Nina Sankovitch

COME LEGGERE TUTTO IL GIORNO

Avere sempre un libro con te
Leggi mentre sei in attesa
Leggi mentre si mangia
Leggi durante l'allenamento
Leggere prima di dormire
Leggere prima di alzarsi dal letto
Leggi invece di aggiornare FB
Leggi invece di guardare la TV
Leggi invece di passare l'aspirapolvere
Leggi mentre passi l'aspirazione
Leggi con un gruppo di lettura
Leggi con il tuo bambino
Leggere con il vostro gatto
Leggi per il vostro cane
Leggere su un programma
Avere sempre un libro con te
di Nina Sankovitch

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Avvisi


Disclaimer per contenuti blog
"La Locanda dei Libri" prende ispirazione dalla Locanda Almayer del libro "OceanoMare" di Alessandro Baricco. Non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.
L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.
Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email lalocandadeilibri@libero.it. Saranno immediatamente rimossi.
L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.
Ringraziamo il sito www.web-link.it da cui abbiamo tratto lo sfondo.
La legge sul diritto di autore (633/1941) come modificata dal d.lgsl. 68/2003, prevede all'articolo 70 che: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."