domenica 31 marzo 2013

# 60 Recensione: "Montedidio" di Erri De Luca *****




Titolo: Montedidio
Autore: Erri De Luca
Editore:Feltrinelli
ISBN: 9788807817250
Pagine: 142
Prezzo: € 6,50
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Nel quartiere napoletano, Montedidio, "dove frigge la vita densa e dove neanche i morti se ne stano quieti", un ragazzo mette per iscritto, su un rotolo di carta ricevuto in dono da un tipografo  la breve stagione che lo porta all’età adulta. "A iurnata è ' nu muorzo", dall'adolescenza si ritroverà presto nel mondo degli adulti senza neppure capire come.
Il primo lavoro nella bottega del falegname Mast’Errico, che ospita un calzolaio ebreo, don Rafaniello, proveniente dal nord Europa, al quale un angelo ha predetto che avrebbe raggiunto la Terra Promessa con le ali destinate a crescergli dentro la gobba; la malattia e il lento spegnersi della madre; la scoperta d’«ammore», con Maria che il degrado familiare e le prolungate attenzioni del padrone di casa hanno reso già grande. Fa da sfondo la bellezza misteriosa e affascinante della città di Napoli,  dove l'odore del mare è onnipresente e dove gli spiritelli vagano liberi, Napoli con le sue strade caotiche, il brulichio dei vicoli stretti, «l’unica città del mondo dove la morte si vergogna di esistere».
E' un romanzo dall'impostazione lirica, brevi capitoli che scorrono come fossero fotogrammi, il libro non solo lo si legge ma lo si vede pure, lo si vive a tutto tondo.
Immagine ricorrente è infatti quella di un regalo ricevuto dal padre, un «bumeràn». Ogni sera il protagonista si allena ma senza tirarlo, anche perché non c’è spazio: «sopra questo quartiere di vicoli che si chiama Montedidio se vuoi sputare in terra non trovi un posto libero tra i piedi». Tuttavia, è proprio l’esercizio quotidiano a dargli modo di cogliere la lenta metamorfosi del proprio corpo. Solo nella pagina conclusiva il «bumeràn» viene lanciato dal punto più alto di Montedidio, tra le pirotecniche esplosioni di fine anno, ed è un lancio simbolico che porta via con sé il passato.
Lo stile della scrittura è raffinato e poetico, come fa sempre De Luca, con descrizioni essenziali e dialoghi brevi, e una lingua intrisa di suoni napoletani, perchè solo il napoletano, reso celebre dal grande Eduardo De Filippo, riesce a cogliere sfumature che l'italiano non è in grado di dipingere. Espressioni in dialetto accompagnano come un’eco le corrispettive in italiano, perché «molti di noi non lo parleranno mai l’italiano e moriranno in napoletano».
Un libro che rimane scolpito dentro, per la sua invincibile essenzialità.



… ‘ quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia’… 
‘allora don Rafaniè, le volte che mi viene il pensiero di una mancanza la devo chiamare presenza?’ … ‘giusto così a ogni mancanza dai il benvenuto, le fai un’accoglienza’… 
… scrivo sul rotolo le parole di Rafaniello che hanno rivoltato la mancanza sottosopra e ora sta meglio così. Lui fa coi pensieri come con le scarpe, le mette capovolte sul bancariello e le aggiusta.





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