lunedì 22 luglio 2013

# 69 Recensione: "La bastarda di Istanbul" di Elif Shafak 4*




Titolo: La bastarda di Istanbul
Autore: Shafak Elif
Traduttore: Prandino L.
Prezzo di copertina € 9,90
Pagine: 388 p.,
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2009

Avevo iniziato a leggere questo libro qualche mese fa, ma l'ho subito riposto perché c'è stata una cosa che mi ha proprio dato fastidio: termini turchi non tradotti. Alla fine del libro non è neppure contemplato un glossario, se leggo un libro dove ci sono termini stranieri vorrei anche avere l'opportunità di capire.
Superato questo limite, ho letto così velocemente le pagine che senza neanche accorgermene in cinque giorni ho finito il libro.
Questa è una storia che ti prende e ti lascia il segno.

Istanbul è il crocevia dove da secoli s'incontrano e si mescolano culture, usi e religioni differenti.
Un mosaico di persone e delle storie che le riguardano.
L'idea mediterranea della cultura è sempre stato l'elemento principale che ha caratterizzato i popoli d'Oriente, un'idea basta sull'accoglienza e l'ospitalità, sulla condivisione e lo scambio.
Terre così lontane eppure così vicine negli odori, nei sapori, nelle tradizioni e nei suoni del Sud Italia, terra mia.

"La bastarda di Istanbul" racconta di un'amicizia tra due ragazze: Armanoush, studentessa americana in cerca delle proprie origini armene, e Asya che vive a Istanbul con la madre, tre zie, la nonna e la bisnonna.
Le due giovani donne sono legate l'una all'altra grazie alle sottili trame intessute dal Destino, sono due figlie di due mondi che la Storia ha visto scontrarsi: turchi contro armeni.
Nonostante tutto, la ragazza armena e la ragazza turca diventano amiche e scoprono insieme l'intreccio di segreti che lega le loro famiglie, scontrandosi a viso aperto con il passato comune dei loro popoli.

E' un libro intenso, in alcune parti, e molto leggero e piacevole in altre, mi ha colpito molto il riferimento alla questione armena seppur non approfondita nei dettagli da un punto di vista storico e mi ha colpito pure il modo in cui la scrittrice ha voluto proporre questo tema ( e non solo questo tema) attraverso l'amicizia tra Armanoush e Asya.
La scrittura è molto fluida e ciò permette di godere della lettura a 360 gradi, inoltre ogni capitolo è intitolato con il nome di un cibo: cannella, ceci, pinoli...
Peccato per quei termini turchi riferiti ai cibi )e non solo) non tradotti!
In alcuni passi, questo libro mi ha fatto pensare ai romanzi di Gabriel Garcia Marquez, perchè ci sono degli elementi comuni: le quattro zie, quindi una sorta di saga familiare in miniatura, ognuna con caratteristiche e particolarità ben definite, l'una delle quali dedita alla magia, alcune "scene" sono poi raccontate con spiccato carattere di surrealità, inoltre sui maschi della famiglia incombe uno strano sortilegio.
E' un libro che consiglio assolutamente di leggere tanto è coinvolgente la storia, non vi deluderà di certo.
Di sicuro vi verrà il desiderio di visitare Istanbul.

Tra le numerose citazioni scelgo questa e allego una foto:

"E’ quasi l’alba, a Istanbul. La città è appena a un passo da quella soglia misteriosa che separa la notte dal giorno. E’ l’unico momento in cui è ancora possibile trovare conforto nei sogni ma troppo tardi per costruirne di nuovi"
- da "La bastarda di Istanbul" pag. 237 cap, Cap. 11  Albicocche secche

foto da qui


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