martedì 16 luglio 2013

Intervista alla scrittrice Stella Stollo

Ho l’immenso piacere di intervistare, per i lettori de La Locanda dei Libri, la scrittrice Stella Stollo.
Un'intervista che ci permetterà di scoprire, non solo le sue opere letterarie, ma anche la sua eclettica, multiforme, originale essenza. 


1. Innanzitutto vuoi raccontarci un po’ di te…
Quand'è che hai sentito la vocazione per la scrittura?

Ciao Lena, lusingata di essere tua ospite.

Ecco alcune cose fondamentali da sapere su di me:
- Adoro il mare e i piccoli porti.
- Amo Firenze, anche se non ci sono nata né ci ho abitato, almeno non  in questa vita.
- Mi commuovo fino alle lacrime di fronte alla bellezza delle camelie e dei fiori che    sbocciano sulle piante grasse (quelli che vivono poche ore, come le farfalle).

- Non mangio carne, nel caso qualcuno volesse invitarmi a pranzo…
Sono piccola e minuta, ma anche claustrofobica : per sopravvivere ho bisogno di spazi enormi e di tanto, tanto ossigeno. L’ossigeno me lo procurano gli affetti, le mie figlie, le amicizie.  Gli spazi, infinitamente grandi, li ho sempre trovati nei libri.  Dunque la lettura, al pari dell’amore in tutte le sue forme, è un bisogno primario che mi assicura la sopravvivenza. È anche una medicina contro molteplici malattie e, come tutte le medicine,  ha i suoi effetti collaterali.  La scrittura è una delle reazioni che può provocare la lettura, soprattutto se assunta in dosi massicce.

2. Finora hai pubblicato tre romanzi: “Io e i miei piedi”, “Algoritmi di Capodanno” e, da ultimo, “MaldiTerra”. Di cosa parlano? 
Li potrei definire tre storie di persone alla ricerca di qualcuno o di qualcosa.


In “Io e i miei piedi” il protagonista è un uomo trentenne, alla ricerca del lavoro giusto. L’impresa, già di per sé ardua anche a causa di una madre e una fidanzata che gli stanno col fiato sul collo,  viene ulteriormente complicata dall’improvviso insorgere di una strana dermatite alle piante dei piedi. Saranno proprio i suoi piedi malati e le relative situazioni tragicomiche a condurlo verso una direzione inattesa..

In “Algoritmi di capodanno” una donna quarantenne è alla ricerca dell’uomo giusto,  dopo il fallimento di un matrimonio e di altre relazioni. È riuscita a costruirsi una vita professionale intensa e appagante con un lavoro che riesce a combinare le sue tante passioni:  la matematica, la cioccolata,  l’arte, l’enogastronomia e infine la poesia. Proprio la poesia la spingerà  a seguire una scia di segnali che solo apparentemente potrebbero sembrare coincidenze e l’aiuterà a decifrare gli algoritmi della vita, fino a trovare nell'ultima sera dell’anno il risultato perfetto.




In “MaldiTerra” i diversi protagonisti sono alla ricerca della luce. Il buio delle loro esistenze viene metaforicamente rappresentato da un’eclissi solare e la narrazione, che copre giusto l’arco delle tre ore di durata dell’eclissi,  segue l’onda del flusso di coscienza dei personaggi.  Attraverso i loro pensieri e i loro ricordi si intrecciano frammenti di storie diverse;  pezzi di un mosaico  che arrivano a ricomporsi magicamente nel finale, quando il disco lunare si allontana e il sole torna a splendere nella sua pienezza.


3.  Se tu potessi descriverti con 3 aggettivi quali sceglieresti? Esplicacene poi le motivazioni.
Nomade – Sognatrice resiliente – Gattofila

Nomade -  Che si voglia chiamare Spleen, Tedio, Saudade, oppure semplicemente  mal di vivere, ho sempre pensato che l’unico mezzo per sfuggirvi sia il viaggio.  Da bambina sognavo di diventare trapezista in un circo, oppure esploratrice antartica (alla ricerca di una mitica oasi di calore e paradisiaca  vegetazione).  Già allora avvertivo quell'impulso irresistibile allo spostamento e alla ricerca della felicità in un Altrove. I viaggi più importanti della mia vita sono quelli che ho fatto da sola, senza amici o amiche. Ritrovarti da sola e molto lontana dal tuo solito ambiente è la condizione ideale per aprirti totalmente al nuovo e al diverso, senza condizionamenti di alcun genere.  Ed è anche un tentativo di conoscere meglio te stessa, di saggiare le tue risorse;  la sensazione di libertà che provi è impareggiabile.

Sognatrice resiliente – La resilienza è la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. Per riallacciarmi al discorso sul nomadismo, non sempre ho avuto la possibilità di viaggiare  fisicamente verso nuovi orizzonti ogni volta che ne ho sentito l’esigenza;  mi sono quindi sentita più volte schiacciata dalle situazioni, quasi trasformata in un’altra persona.  Mi è però venuta in soccorso la dimensione spirituale e onirica del viaggio. Quando perderò la capacità di sognare, cesserò anche di reagire agli schiacciamenti e quindi di esistere. Do molto valore ai sogni, sia a quelli a occhi aperti sia a quelli da dormiente. Alcune delle decisioni più importanti della mia vita le ho prese dando ascolto al messaggio di un sogno, fatto la notte precedente.  Anche la scrittura è un sogno, un viaggio onirico alla ricerca di me stessa.

Gattofila – Beh, qui non c’è bisogno di tante spiegazioni,  no?  Chi li ama sa che i gatti sono creature magiche, un po’ folli,  vere e proprie incarnazioni della libertà e dell’intelligenza.  Posso solo aggiungere che nelle giornate in cui tutto sembra andare storto, mi basta che un gatto mi guardi negli occhi, in quel modo particolare che sanno loro, per riacquistare la fiducia  e il buonumore.

4. Ho letto con piacere, e recensito, il tuo romanzo d’esordio “Io e i miei piedi”, com’é nata l’idea di scriverlo e a quali letture ti sei ispirata?
L’idea di scrivere una storia su tale argomento probabilmente è scaturita dal rapporto complicato che ho con i miei piedi: ne sono sempre stata orgogliosa, considerandoli una delle parti più belle del mio corpo.  Allo stesso tempo mi piacciono tanto, anzi tantissimo, le scarpe; ed è chiaro che non mi piacciono quelle comode. Così, dopo anni di maltrattamenti e di torture che noi donne conosciamo bene, mi sono ritrovata con i piedi piuttosto malconci…ho iniziato allora a curarli e a trattarli con maggiore amore. Comunque, mi farei uccidere piuttosto che andare in giro con le birkenstock, come mi consiglia mio marito che è Tedesco.
Per la stesura mi sono ispirata a ”Il giocatore” di Dostoevskij e a “Il Piccione” di Süskind.  Tu mi dirai, ma che c’entra?  Niente per quanto riguarda la storia e i personaggi, ma li ho presi a modello per il tipo di libro che volevo creare: un romanzo breve  ma intenso, semplice ma profondo, divertente ma amarognolo.

5. Qual è l’essenza comune, il tratto caratteristico della tua scrittura, dei tuoi romanzi? Hai provato mai a ricercare il file rouge delle tue opere?
Il file rouge delle tre opere può essere riassunto nel Koan a cui cerca di rispondere  Chiara, una delle protagoniste di “MaldiTerra”: Qual era il tuo volto originario prima che i tuoi genitori ti mettessero al mondo?
I  Koan sono interrogativi paradossali utilizzati in una delle pratiche spirituali del Buddismo Zen, per ottenere che la nostra mente superi la barriera dell’illusione e si risvegli alla sua vera natura.  La ricerca del proprio volto originario, quello posseduto prima di restare intrappolati nei condizionamenti e nel desiderio di compiacere tutti è l’essenza comune ai tre romanzi, così come il valore fondamentale dello scoprire e coltivare le proprie passioni. I protagonisti si dibattono nel caos della vita, tra eventi casuali, scelte personali e segni del destino, finché arrivano a conoscere meglio se stessi e trovano il coraggio di ribellarsi ad un destino che, nella maggior parte dei casi, è stato “preconfezionato” dagli altri ( genitori, parenti, fidanzati o fidanzate…)

6. Cosa può fare la scrittura, secondo te, per cambiare il mondo? Cos’è per te scrivere?
La scrittura, come ho accennato prima,  è uno di quei sogni che aumentano la mia capacità di resilienza. Scrivere è come intraprendere un percorso spirituale verso la conoscenza e la trasformazione interiore. È una ribellione contro lo Spleen, contro una vita (o solo una parte di essa) e contro delle maschere che non ci appartengono più, un viaggio  verso un Altrove che appaghi i nostri più intimi desideri. Sì, sono convinta che la scrittura possa cambiare le persone. E chi può cambiare il mondo se non le persone? Quindi sì, per la proprietà transitiva, la scrittura può cambiare il mondo.

7. Quali sono i tuoi scrittori preferiti? E quali letture hanno accompagnato il tuo percorso, sia di Donna che di scrittrice?
Da bambina sono stata un topino di biblioteca. Il primo libro che  mi ricordo e che ha cambiato totalmente la mia visione del mondo e la mia vita è stato ”Un canto di Natale “ , di C. Dickens. Avevo sette anni e da allora non ho più smesso di leggere. Come tutte le bambine ho amato appassionatamente “Piccole donne”, l’ho letto e riletto nel corso degli anni, ancora oggi ogni tanto lo rileggo in Inglese, per darmi un contegno. Da adolescente mi sono innamorata dei poeti: Leopardi, Baudelaire, Neruda, Garcìa Lorca , Wordsworth e, in seguito, il poeta cinese Li Bo e la poetessa russa Anna Achmatova.  Anche le poesie e i romanzi di Hermann Hesse sono stati fondamentali per superare le terribili crisi dell’adolescenza, così come le opere di Pirandello, in particolare “Il fu Mattia Pascal”.  Poi è stata la volta della passione per la narrativa dell’ottocento: per le inglesi Jane Austen e sorelle Brontë e per i romanzieri russi, in particolare Dostoevskij, Cechov  e Turgenev.  Lo scorrere del tempo mi ha regalato un amore per la vita  e un umorismo che da giovane non possedevo e mi sono aperta completamente alla magia degli scrittori sudamericani: tra tutti ho una predilezione per  Amado e per la sua perla “Gabriella garofano e cannella”.  Tra gli autori contemporanei leggo volentieri Nick Hornby, Niccolò Ammaniti,  Melania Mazzucco.  Che aggiungere? I due libri che da qualche anno a questa parte tengo sempre vicini, come fonte di ispirazione e anche un po’ come talismani sono “Memorie di Adriano” della Yourcenar e “Il Tao della Fisica” di F. Capra.

8. Cosa pensi sia l’Arte? A cosa colleghi questa parola, a quali emozioni la intrecceresti?
Credo che l’Arte, come del resto la Matematica e la Scienza (anche se con modalità diverse), sia uno strumento per  avvicinare e unire l’essere umano all’Universo.  Le emozioni dell’Arte iniziano  con il godimento pieno dei sensi che la ricevono, e passano attraverso tutto l’essere fino ad  arrivare alla mente, della quale alterano struttura e forme. Poiché tutto inizia come esperienza sensoriale, penso che ognuno di noi prediliga le forme d’arte legate al senso che ama di più.  Personalmente, tra i cinque sensi amo in particolare l’olfatto e la vista. Di conseguenza prediligo l’Arte della Natura con i suoi profumi e i suoi colori e tutte le forme di arte visiva: pittura, scultura, fotografia, cinema e una scrittura che evochi  associazioni sinestetiche: accade soprattutto nella Poesia, ma anche in certa Prosa…

9. Quali sono i tuoi rituali prima di metterti a scrivere? Ascolti, ad esempio, musica o hai bisogno del silenzio?
Silenzio, silenzio.  Apprezzo la buona musica e mi è capitato di ricevere l’ispirazione per un personaggio o una storia dall’ascolto di un brano o di una canzone. Ma la fase successiva, quella della stesura, deve avvenire nel silenzio. Che poi il vero silenzio è anch’esso pieno di musica…non è nient’altro che la possibilità, sempre più rara, di ascoltare la musica della Natura.

10.  Scrivi solo prosa o anche poesie?
Beh, poiché nutro un grande rispetto per i poeti di cui sopra, faccio fatica a definire “poesie” i miei componimenti.  Comunque sì, ne ho scritte molte di queste “pseudopoesie”: in genere non sono niente altro che delle storie, microracconti che sgorgano spontaneamente e sintatticamente più liberi dei racconti in prosa.  E questa  non è  Poesia…

11. Hai viaggiato molto e so che hai vissuto anche in Cina. Cosa ti ha portato ad Oriente?
Cara Lena, io vado per i cinquanta…tutti quelli della mia generazione, da giovani,  hanno desiderato andare in Oriente! Io poi, imbevuta fino al midollo delle atmosfere e dei concetti hessiani, non potevo che scegliere la facoltà di Lingue Orientali all’Università. Scherzi a parte, ho sempre nutrito una certa insofferenza verso il dualismo (tra corpo e anima, tra scienza e filosofia, tra energia e materia…) che permea la cultura occidentale, dominata dal pensiero greco classico e dalla concezione cattolica del mondo. Mi sono sentita più attratta dal pensiero orientale e da quello occidentale presocratico, che ricercano l’interazione degli opposti e l’interconnessione di tutte le cose.
Perché ho scelto di studiare  la lingua cinese invece di quella hindi o giapponese… è stato a causa di un sogno.  L’avevo detto no, che le decisioni più importanti…?

12.  Dove si possono acquistare i tuoi libri? Hai un prossimo libro in cantiere?
I primi due si possono acquistare sui siti delle case editrici.
Per “Io e i miei piedi” (ed. Graphofeel) : 

Per “Algoritmi di capodanno”(ed.ARPANet)
ma è disponibile anche come e-book nei principali e-store

“Malditerra” si può acquistare in cartaceo a questo link: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=785259
Per scaramanzia, non parlo del libro che sto ultimando e la cui stesura mi sta impegnando da anni. Magari faremo un’altra intervista tutta dedicata a lui, quando sarà…

Come di consueto, ad ogni mia intervista, chiedo all’autore di condividere tre foto a cui è particolarmente caro e di scrivere una breve didascalia che ne riassuma l’essenza.


Stella Stollo ha scelto queste:



1. "Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore..."(Marie Henri Beyle, detto Stendhal) La sindrome di Stendal è chiamata anche Sindrome di Firenze!



2. "Se in quel momento sei lì, non distratto da altre cose, pronto ad accorgerti della miracolosa bellezza di quell'effimera vita, ricevi in dono un puro momento di commozione. Un breve istante di estasi in cui però è racchiuso il senso dell'esistenza di tutte le cose:" (da "Algoritmi di capodanno")


3. Queste sono Adelina e Wendy. 
"L'intelligenza è negata agli animali solo da coloro che ne possiedono assai poca" (A. Schopenhauer)


Grazie Stella per la tua gentilezza
                                
Grazie di cuore a te, Lena, e ai tuoi lettori. E' stato un piacere immenso per me...



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