mercoledì 17 dicembre 2014

"La riva del silenzio" di Paul Yoon



Delicatezza. Se mi chiedessero di descrivere con una sola parola questo libro, io sceglierei proprio questa.
L'autore, Paul Yoon (vedi biografia a fine recensione), descrive personaggi, luoghi ed emozioni non soltanto con dovizia di particolari, ma riesce addirittura a far penetrare il lettore in essi, a calarsi all'interno di pagine scritte, a mio avviso, con sapiente maestria.
Non basta, a volte, infiorettare eccessivamente le pagine per attirare l'attenzione di chi legge, bensì basta un linguaggio semplice, diretto, pulito e il messaggio arriva forte e chiaro. Yoon però fa qualcosa in più: riesce ad essere poetico con semplicità, raccontando anche le scene che rimandano alla guerra
Sullo sfondo, il variegato mondo del Brasile, che resta lì ad ascoltare e guardare gli eventi susseguirsi.
La storia raccontata, seppur breve ma molto intensa, è quella di un giovane prigioniero di guerra nordcoreano, ribattezzato Yohan dagli americani, viene mandato via nave in Brasile perché si ricostruisca una vita dopo gli orrori di un conflitto che ha finora poco interessato la letteratura. Grazie all'abilità manuale di cui ha dato prova al campo, viene assegnato come aiutante alla bottega di un sarto giapponese, Kiyoshi, a sua volta emigrato, a sua volta spaesato, quindi in grado di comprendere appieno il giovane, anche se non glielo dimostra apertamente.
Unico legame con l’altro capo del mondo è uno dei marinai sudcoreani della nave che fa scalo a intervalli regolari nel porto. E unico interlocutore, l’uomo di mezza età che taglia e cuce pazientemente nella piccola, spartana bottega. Un interlocutore silenzioso, e non solo per problemi linguistici, il sarto trasmette a Yohan, insieme alla sua arte, anche la malinconica serenità raggiunta negli anni. I due tacciono su un passato drammatico: il lettore viene a conoscere la storia del ragazzo tramite una serie di flashback che rivelano con parole scarne gli orrori della guerra, dello sradicamento e della prigionia, mitigata solo dalla compagnia di un amico più sfortunato.
"Nelle sue pagine Paul Yoon comunica la sensazione che tutto, anche il dolore estremo, anche la solitudine, si possa raccontare senza toni eccessivi, addirittura con leggerezza."

Pagine ricamate di silenzio leggero, colmo di gentilezza, saggezza ed empatia, un libro sorprendente e straordinario perchè le emozioni del lettore crescono man mano che si volta pagina e insieme a Yohan si sogna, si è partecipi della sua vita e del suo riscatto personale.
Non sono presenti frasi d'impatto, qui la bellezza è il sapore che ci lascia la lettura: un sapore rotondo, pieno eppure leggero, una sfumatura di colore, un'emozione che tocca l'anima per un attimo ma non si lascia dimenticare.
L'unica nota stonata è la traduzione del titolo, che poteva anche essere tradotto letteralmente. In originale esso è "Snow Hunters" ossia "Cacciatori  di neve", e in effetti è un titolo più consono alla storia, già rimanda all'idea di delicatezza di cui vi ho parlato sinora, e non solo a questo.
Lo lascio scoprire a voi.



Scheda libro
Titolo: La riva del silenzio
Titolo originale: Snow Hunters
Autore: Paul Yoon
Editore: Bollati Boringhieri
Traduzione: Manuela Faimali
ISBN: 9788833924328
Anno 2013
Pagine: 164
Prezzo: €15,50


Pillole biografiche
Paul Yoon è nato a New York City. Il suo libro di esordio, la raccolta di racconti Once the Shore (2010), è stato scelto come Notable Book dal «New York Times», come Miglior libro dell’anno dal «Los Angeles
Times», dal «San Francisco Chronicle» e da «Publishers Weekly», e nominato Miglior esordio di narrativa dalla National Public Radio. Inoltre si è aggiudicato l’Asian American Literary Award e il 5 Under 35 Award della National Book Foundation. La riva del silenzio è segnalato tra i Migliori libri dell’estate 2013 da «Publishers Weekly» e dal «New Yorker».

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