domenica 4 gennaio 2015

Il giardiniere dell'anima di Clarissa Pinkola Estes

lamagiadelvento © 
"Non importa quanto è grande il giardino - un cubito per un cubito, o grandi campi di cui non si vede la fine - se lo pianti con le tue mani, se intanto carezzi la terra e ne prendi piccole manciate. Sii garbata, sii parsimoniosa. 
Non tirar su immense palate per sbrigare più in fretta il lavoro. 
Quando versi il latte sulla farina, mica lo rovesci tutto in una volta. No: delicatamente ne versi un pochino, rimescoli un poco, ed è così che bisogna trattare la terra, nel raccoglimento, essendo ben presenti e consapevoli.
Così appresi che questa terra, da cui dipendiamo per il cibo, per la sopravvivenza, per il riposo, per l'opportunità di incontrare la bellezza, dev'essere trattata così come spereremmo di trattare gli altri e noi medesimi. 
Quanto accade a questo campo 
in qualche modo accade anche a noi"

pagg. 34/35 "Il giardiniere dell'anima di Clarissa Pinkola Estes



"Il giardiniere dell'anima" di Clarissa Pinkola Estes (scrittrice, psicologa ed etnologa) è un libro dal fascino misterioso, dal sapore di vecchie storie narrate in certe sere d'inverno accanto al focolare, quando fuori il vento ulula. Tutto questo mi ricorda la mia amata nonna paterna, mia cantadora e raccontastorie, che a sua volta ha ascoltato storie dai nonni e questi ultimi dai loro per tramandarle sino a me.
Nei libri della Pinkola Estes ritrovo tutto questo e molto altro. E mi si scalda il cuore.

In questo libro c'è un sapere antico, l'archetipo che si amalgama alla fiaba, storie magiare e messicane che, racconta l'autrice, sono state il nutrimento basilare della sua infanzia e della sua adolescenza, il momento in cui veniamo marchiate di quell'essenza che rimane indelebile e che porteremo con noi in eterno. Crescere con tali storie, afferma l'autrice (come nel suo più famoso libro "Donne che corrono coi lupi", un saggio sulla psiche femminile e sul mito della Donna Selvaggia) porta ad una consapevolezza viscerale dell'essere Donna.
La storia de "Il giardiniere dell'anima" come scrive l'autrice si basa su "ciò che non può mai morire" e, naturalmente ho colto in tali parole un chiaro segnale. 

Il protagonista è l'anziano zio ungherese, lo zio Zovàr, un contadino profondamente legato alla propria terra, sopravvissuto a un campo profughi durante la Seconda Guerra Mondiale e giunto infine in America con gli occhi e il cuore colmi di orribili visioni. Ma con la nipotina l'uomo si trasforma in uno straordinario narratore di storie. Si intrecciano così i ricordi della bambina, persa in quei magici racconti, e la rielaborazione adulta della studiosa - testimone della sofferenza dei suoi pazienti - di temi fondamentali dell'esistenza quali la perdita, la sopravvivenza al dolore, la rinascita, uniti da una tenace fiducia nella vita. Strutturate come piccole matrioske, l'una dentro l'altra, le storie fluiscono in queste pagine regalandoci frammenti di verità e di bellezza: la vita si ripete, si rinnova e, per quanto calpestata, si rigenera se solo si coltivano la speranza e l'attesa. 
Alice Walker ha detto di questo libro: "Un dono di inestimabile intuito, saggezza e amore".


Un libro di cui si assapora ogni parola, snocciolando una riflessione di tanto in tanto.
I ritmi della natura, l'alternarsi ciclico delle stagioni, le tradizioni culturali, i riti familiari, il contatto con la terra e la Natura (che per me è vitale!) si fondono in questo piccolo gioiello letterario in cui l'essenza terapeutica delle fiabe aiuta a trovare la propria strada alla felicità o, semplicemente, il proprio modo di stare al mondo.
Mi sono colta parecchie volte, durante la lettura, con lo sguardo sospeso a mezz'aria oltre l'orizzonte a cercare un campo pieno di alberi sperduto chissà dove e in quale tempo.
Ho percepito anche uno spiccato senso e spirito ambientalista che ha animato a un certo punto lo svolgere della storia, tanto che il colore nero profondo dell'inchiostro si è trasformato in verde bosco intenso e l'odore della corteccia umida è giunto sino alle mie narici.

Un libro che è una coccola per l'anima, si apre con una benedizione e si chiude con una preghiera. Vi svelo la prima ma la seconda la lascio scoprire a voi....vi dono di essa solo una frase che mi ha donato un profondo sentimento di speranza e fiducia




"...E' nel pieno della sofferenza
che tanto si fa chiaro..."



Una favola senza tempo


1 commento:

  1. Lena, la recensione fa venire voglia di leggerlo immediatamente!!!!!
    lo metterò tra i desiderata! :D

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