Pezzi di vita

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martedì 17 marzo 2015

"Il richiamo di Alma" di Stelio Mattioni




Trama 

La «figura bianca» di una ragazza in piedi sulla balaustrata di una grande scala di pietra: è la prima apparizione di Alma, il suo primo «richiamo», fra i molti che traverseranno poi la vita di un uomo da lei perennemente attratto e insieme incapace di afferrarla o di decifrare il significato di quel richiamo. Così, alla fine, a quell’uomo «qualsiasi» non rimarrà che diventare il narratore di questo libro, ripercorrendo il labirinto di immagini, di avvertimenti, di sensazioni che Alma ha lasciato, come una scia fosforescente, nella sua memoria. E, nel raccontare, un dubbio si farà strada in lui: che proprio quella vita non vissuta, ma appena sfiorata, fosse la sua «vera vita».
Mai come in questo romanzo Mattioni è riuscito a sovrapporre a una realtà quotidiana e sorda la pellicola iridata di un «altro» mondo, che a tratti aderisce perfettamente al primo, creando così un effetto di ricorrente, misteriosa allucinazione. Nella storia di Alma, questa inafferrabile ragazza che ogni volta appare con un volto diverso, in un luogo diverso e con un «richiamo» diverso, riemerge silenziosamente, e senza che Mattioni sia mai costretto a sottolinearlo, un archetipo che ha nutrito, fra l’altro, tanti testi della letteratura tedesca dal primo romanticismo a Spitteler: quello della «ricerca dell’anima», vissuta attraverso una figura femminile, sfuggente e mutevole. Qui sarà una Ondina che lascia le sue tracce per le strade di una Trieste mai nominata, eppure minutamente evocata. Ma la penetrante amarezza della storia di Mattioni è nel fatto che la ricerca, questa volta, è tutta un lungo fallimento. Stretto in un’oppressiva gabbia psichica, di cui non si rende neppur bene conto, il protagonista non prende mai la via giusta proprio perché non riesce mai a perdersi. Sempre sul bordo di un confine invisibile, ogni volta viene bloccato da un nascosto sentimento di ostilità verso l’ignoto – che è poi innanzitutto ostilità verso il se stesso ignoto. E, soltanto quando le apparizioni di Alma saranno cessate, quando ormai la vita del narratore avrà dimenticato quel «tremore» che si accompagnava al passaggio della sua figura, egli incontrerà il trasparente segreto che aveva sempre evitato di riconoscere.

Recensione
Ho faticato un pò a finire questo libro, devo ammetterlo e a malincuore, perchè avevo riposto grandi aspettative. In effetti, il mistero davvero la fa da padrone in questa storia, ma forse è a tratti eccessivo e spazientisce il lettore. Lo stile narrativo è di alta qualità, le parole sono sapientemente ricamate, in modo tale che trama e ordito appaiono (e, sostanzialmente, sono) come un lavoro certosino puntualmente eseguito.
Ampio spazio è riservato anche ai sentimenti e, soprattutto, all'introspezione, ma sinceramente credevo di cogliere un'intensità più marcata. I toni sono sempre molto delicati e la narrazione è psicanalitica, molto diretta, la lettura comunque piacevolmente scorrevole.
Manca di "quel qualcosa in più", che non dico non ci sia, forse non l'ho saputo (ancora) cogliere.
Gli darò un'altra chance, più il là.

Al romanzo è stato dedicato, nel 2013, un fumetto omonimo realizzato da Vanna Vinci, qui potete leggere l'intervista e ammirare qualche illustrazione.


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