Pezzi di vita

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martedì 21 aprile 2015

"Italiani agli Stati Uniti" e "Italiani in Scozia e a Londra" di MnM Edizioni



Durante un viaggio in treno,  il tempo dell'andata e ritorno, ho letto questi due libri che mi sono stati inviati gentilmente dalla MnM Print Edizioni.
Entrambi i libri, affrontano la tematica dell'emigrazione italiana (come si evince dai titoli) negli Stati Uniti, in Scozia e a Londra. Tematica  a me molto cara, perché legata alla mia famiglia materna emigrata in Canada e anche, in parte, negli Stati Uniti (e non solo).
Nello specifico, "Italiani agli Stati Uniti - Emigranti e coloni" tratta dell'emigrazione italiana verso l'America del Nord dalla fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.
Leggendo queste pagine intrise di Storia e ricordi, ho trovato documenti, testimonianze, considerazioni di chi all'epoca si è occupato di questo complesso problema socio-culturale che è l'esodo, che impose, fin da subito, i controlli doganali, infatti le prime leggi restrittive risalgono già al 1882; più tumultuosa e confusionaria, invece, era l'emigrazione verso il Sud America.

Con grande coraggio e un briciolo di rassegnazione delle tasche, gli italiani partivano verso una nuova vita ricolma di speranze e di incertezze, ma sicuramente con intenti ottimisti e fiduciosi. Venivano ad essi distribuiti gratis due opuscoli "Istruzioni" (1913) e "Avvertenze" (1904) per chi intendeva imbarcarsi per gli Stati Uniti e il Canada (nel testo originale la parola Canada è riportata con l'accento sulla "a" finale).

Questa lettura (come pure il libro "Italiani in Scozia e a Londra") è stata per me molto emozionante perchè mi sono messa nei panni di chi compie un passo audace come questo, a volte in solitaria, altre volte portando con sè la famiglia. Di certo l'integrazione non è stata delle più semplici, come non lo è mai quando una popolazione straniera "invade" un territorio autoctono. Poter leggere questi documenti, memorandum, testimonianze epistolari è un'esperienza unica nel genere che permette di capire l'impegno dei governi, italiano e anglosassone, nel fronteggiare questo fenomeno, così attuale ai giorni nostri.
dalla quarta di copertina

I nuovi immigrati erano come olio aggiunto alla lampada: tenevano vive e deste quelle costumanze della patria che dànno tanto nell’occhio, direi quasi sui nervi, agli americani ... [Gli italiani ora] Vestono, mangiano all’americana, si appassionano agli sports più popolari. Le taberne dei banchisti – droghieri, barbieri, fruttivendoli e banchieri ad un tempo – hanno ceduto il passo a banche, talvolta di ancor dubbia solidità economica ma, con marmi, ottoni, casseforti mastodontiche, grooms in livrea, safes nei sotterranei e con davanti alla porta, strumento di reclame anch’esso, l’automobile del direttore.
(T. C. Giannini, 1925)

In "Italiani in Scozia e a Londra - gelatieri, girovagi, ambulanti" è corredato di foto storiche (come anche il succitato libro) molto suggestive e tratta, in particolare, dell'emigrazione italiana in territorio scozzese e londinese, sulle tempestose scogliere del Mare del Nord, che ha visto come "apripista" i gelatieri, prima ambulanti poi stanziali (ice-cream shops) nelle botteghe dei quali si poteva assaporare anche la mitezza che lo svago sapeva donare, ben accolto (anche se non da tutti) dalla popolazione locale.

dalla quarta di copertina

L’industria dei gelati in Scozia si può dire una creazione italiana, ed è ancora quasi affatto una privativa degli italiani, rimanendo fuori dell’orbita delle industrie locali. Ma la gelosia, chiamiamola così, viene dalla parte del clero, il che può sembrare a prima vista inesplicabile. Il clero scozzese non ha in generale redditi ecclesiastici stabili; il mantenimento del culto e di chi lo esercita dipende dalla contribuzione dei devoti. Ora è naturale che il penny, che si converte in dolciumi o gelati non va a cadere nel vassoio delle elemosine. I ragazzi sentono una più forte attrattiva per i primi che per la seconda: quindi il penny che i genitori hanno dato loro per lo scopo religioso, prende per l’altra destinazione.
(C. Sardi, 1911)

  Il quartiere di Holborn [Londra], dove, da tempi remoti, vive pigiata in luride catapecchie la quasi totalità dei girovaghi italiani, ebbe per molti anni e conserva ancora in qualche sua parte non raggiunta dal piccone risanatore, l’aspetto, e, purtroppo, il carattere di un vero covo di malviventi.
(G. Prato, 1900)

Entrambi i libri pongono interrogativi e riflessioni sociali e antropologiche molto interessanti che trasportano il lettore non solo nei tempi addietro, valutando le esperienze e la evoluzione del fenonemo "emigrazione" in contesti geografici ben precisi e determinati, ma si pone anche uno sguardo ad un tempo immanente ed attuale, inevitabilmente, con cui ognuno di noi, anche personalmente, fa i conti (si pensi, ad esempio alla cd. "fuga di cervelli" dall'Italia all'estero, a volte costretti, nei primi tempi di adattamento a svolgere mansioni come lavapiatti o gelatieri, nei casi più fortunati, o di ... girovaghi).


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