Pezzi di vita

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martedì 7 aprile 2015

"Momo a Les Halles" di Philippe Ayat


Una scatola di biscotti con dentro centoquarantatre franchi, l'abito buono indossato per festeggiare il diploma di terza media, un paio di oggetti di scarso valore gettati alla rinfusa in una borsa: ecco tutto il patrimonio che Maurice, detto Momo, e Marie Moscowitz, rispettivamente quattordici e undici anni, riescono a portarsi via il giorno d'agosto del 1941 in cui scappano come ladri dalla loro casa di rue des Erables a Parigi, accompagnati dal direttore di papà Moscowitz, Monsieur Surreau, il presidente degli stabilimenti Surreau, piombato in piena notte nell'appartamento per condurli in salvo. Nel 1941, in Francia, basta avere in tasca una carta d'identità barrata con la parola Ebreo, sputata come un insulto, per essere deportati. Dopo un controllo ai documenti, papà Moscowitz è stato arrestato mentre passeggiava per le strade della capitale. Della madre dei ragazzi, invece, non si sa nulla. Dopo aver preso le carte d'identità dei ragazzi per bruciarle e aver raccomandato loro di scegliersi "un cognome che suoni francese", Monsieur Surreau li deposita nella minuscola soffitta di un palazzo nei pressi di Les Halles. In quel luogo angusto, tuttavia, Momo e Marie non sono destinati a una triste esistenza clandestina. Un mondo nuovo e affascinante si schiude davanti ai loro occhi. La stanza accanto alla loro è, infatti, il regno di Bulle e delle sue amiche. Un regno fatto di notti di bisbigli e sussurri maschili e voci di donne con l'accento delle periferie, alla maniera delle cantanti di Montparnasse...




Ci sono libri che si imprimono nell'animo per tutte le emozioni che sono in grado di donare e "Momo a Les Halles" è stato per me un meraviglioso regalo fatto di parole, immagini, odori, paesaggi ed emozioni.

La storia inizia con una fuga all'alba, e il ritmo è già avvincente, non ho saputo distogliere occhi e cuore dai due protagonisti principali.
Dopo essere stati prelevati dalla propria abitazione dal proprietario della ditta, Monsieur Serrau, dove lavorava il padre, Maurice e Marie Moscowitz vengono nascosti in un angusto ripostiglio di un palazzo parigino nei pressi del mercato di Les Halles, con la raccomandazione di non uscire da lì e di non rivelare a nessuno le proprie origini ebree.
La memoria olfattiva che porto con me è fatta di odore di pesce, di anisette, verdura fresca, ferro e ghisa, di margarina che sfrigola in padella, di umidità e fiori d'arancio, fumo di corpi e di sigaretta, asfalto di una metropoli grande come New York, di odori che sanno di ansie, paure, desideri e speranza.

Leggere queste pagine è stato come fare un viaggio in un'altra epoca, una delle più tristi che la Storia ci ha lasciato in eredità, ho camminato per le vie di Parigi, citate dall'autore e conosciuto personaggi variegati, ad alcuni dei quali mi sono affezionata particolarmente: Momo e Marie Moscowitz, la dolce Bulle che a un certo punto avrà un ruolo fondamentale nella vicenda, il pescivendolo La Ridelle, Marius e Pierrot, rispettivamente il proprietario e il cuoco del bistrot dove Momo lavorerà e si rifugerà poi con sua sorella. Tutti i personaggi che popolano questo romanzo, li ho immaginati dinanzi ai miei occhi e sembrava che potessi toccarli con un dito, tanto sono stata vicina a sfiorare le loro vite e i loro pensieri e segreti.
L'autore, Philippe Hayat, ha scritto una storia davvero emozionante capace di dipingere sfumature poetiche anche intorno a temi profondi e tristi come la deportazione e, nel caso specifico, l'allontanamento forzato dai genitori di Maurice e Marie.
La Seconda Guerra Mondiale è, dunque, raccontata proprio da Maurice, detto Momo, un'adolescente che fa presto i conti con la durezza della vita, improvvisamente catapultato in una realtà che gli sembra paradossale: deve sopravvivere in una Parigi accerchiata dai nazisti ma anche, per fortuna, dal calore umano, fare da padre a sua sorella minore Marie, anelare alla normalità fissando dalla strada ragazzini della sua età sui banchi di scuola e, dopo varie esperienze, divenire il responsabile di un servizio di ristorazione a domicilio. Anche la piccola Marie affronta le sue sfide: l'immagine che ora mi viene subito alla mente è quando si apposta sulla porta della cucina del bistrot e dal suo sgabello fissava "la domenica degli altri", ossia bambini eccitati che mangiavano patatine fritte, lei "assisteva allo spettacolo delle famiglie, alla loro domenica, avvolgendo tra le dita i riccioli biondi."
Accadranno vicende che terranno col fiato sospeso, circostanze che a volte vi strapperanno un sorriso ma anche qualche lacrima...
Momo si ritrova a essere un eroe moderno, nonostante la sua giovane età, ed è il personaggio che più ho amato perchè capace di resistere alle intemperie della vita, trovando, ogni giorno, un motivo, una piccola luce, per affrontare le scure avversità.

campo di concentramento di Drancy
Un elemento che mi è piaciuto in particolar modo è stata la scelta dello scrittore di dare risalto al campo di concentramento di Drancy, con un grande palazzo a forma di "U" collegato alla stazione ferroviaria, luogo della Memoria di cui non ho mai letto in altri romanzi.
Dal 1941 al 1944, 70 mila ebrei vennero radunati qui per essere stipati nei treni merci e spediti ad Auschwitz; il campo divenne famoso come «l'anticamera dell' inferno», l'anticamera di Auschwitz.



Un libro che credevo fosse angosciante, dati i temi affrontati, ma sono felicissima di essermi sbagliata perchè sono stata letteralmente irretita da questa vicenda emozionante, che lascia spazio anche alle riflessioni che chi legge fa tra sè e sè. Un romanzo che trasmette un messaggio sul significato profondo della solidarietà e dell'amore, della fiducia nella vita e nel bene.

Ci sono libri che vorrei non finissero mai e "Momo a Les Halles" è stato uno di questi.
Ringrazio Neri Pozza e l'autore Philippe Hayat.


"Allora prova a pensare ad altri momenti. A quelli che si sono sistemati da tempo in un angolino dentro la testa. Cerca gli istanti più belli e riscaldati con quelli..."


Pillole biografiche

Philippe Hayat, laureato presso l’École Polytechnique e specializzato all’ESSEC di Parigi, Philippe Hayat ha fondato, nel 2007, 100.000 Entrepreneurs, un’associazione volta a incoraggiare e promuovere l’imprenditoria giovanile. Momo a Les Halles, accolto in Francia da un grande successo di pubblico e di critica, è il suo primo romanzo.





Scheda libro
Titolo: Momo a Les Halles
Autore: Philippe Hayat
Editore: Neri Pozza
Traduzione: Roberto Boi
ISBN: 978-88-545-0856-9
Pagine: 416
Prezzo: € 18

1 commento:

  1. Grazie per questa recensione. Credo che mi piacerà leggere questo libro.
    Annamaria

    RispondiElimina

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