sabato 31 ottobre 2015

«I Pilastri dell’anno. Il significato occulto del calendario», intervista a Maurizio Ponticello



Un viaggio dentro i miti e la Storia alla ricerca dei misteri che si celano dietro le date del calendario
«I Pilastri dell’anno. Il significato occulto del calendario», edito da Edizioni Arkeios, è l’ultimo lavoro letterario di Maurizio Ponticello, esperto di storia delle tradizioni e religioni, giornalista e scrittore.
Attraverso un percorso mitico - simbolico, l’autore ci permette di constatare che il calendario, dietro il suo aspetto formale e burocratico, cela misteriosi segreti e realtà velate.
Il tempo cosmico e l’alternarsi delle stagioni hanno dei chiari effetti sulla Natura, che muta colori, forma e sostanza dei suoi paesaggi, ma ha effetti anche sull’animo umano; le feste e le ricorrenze hanno una loro origine spesso occultata per motivi politici; ogni giorno racchiude in sé un mistero che vale la pena approfondire. Quali sono in realtà i significati originari delle feste? Ed è possibile rileggere il calendario e comprenderne i messaggi animici ancestrali?
Dall’Autunno all’Estate, in quest’alternanza delle stagioni, dei miti e dei rituali, l’autore compara diverse tradizioni popolari appartenenti a diverse latitudini geografiche, dall’Italia all’India, eppure accomunate da un’entità che troppo spesso diamo per scontata: il tempo.
Comprendere le proprie radici è l’unica strada possibile per giungere alla consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda, e questo saggio ci offre proprio questa chiave di lettura e di conoscenza.
Questo saggio è sicuramente adatto per coloro che già sono in sintonia con i temi dell’esoterismo, della storia e dei miti, ma anche per i neofiti rappresenta un’interessante e infinita catena di scoperte: un libro che arricchisce la cultura di chi lo legge, in quanto è curato in maniera assai precisa, data anche la vasta bibliografia su cui poggia le basi, inoltre, lo scrittore, con sapiente maestria, è riuscito a tessere ogni pagina con passione e curiosità. Elementi chi si trasmettono direttamente al lettore. La lettura è, infatti, scoperta, approfondimento, arricchimento interiore.
A corredare le parole, c’è anche un coinvolgente booktrailer le cui musiche sono state curate dal maestro Stefano Maria Longobardi, autore della musica di «Rosso Rock», successo degli Osanna, gruppo rock progressivo italiano, formato a Napoli agli inizi degli anni settanta.
Da queste premesse, ho avuto il piacere di porre alcune domande allo scrittore.
Lei è Vicepresidente di Napolinoir, una storica associazione che aggrega gli appassionati del brivido e del mistero. Da dove nasce questa sua passione per il mistero? La volontà di svelare arcani prende vita da un evento particolare o è insita nel suo animo?
Innanzitutto bisogna definire la parola mistero: trae origine dai culti Eleusini dedicati alla Dea Demetra. Bisogna ricordare che i misteri di Eleusini erano prerogativa dei sacerdoti della Dea che si chiamavano, appunto, i mystes, gli iniziati ai Misteri. Il mistero, allora, è necessariamente agganciato anche all’esoterismo. A tal riguardo, bisogna distinguere tra: esoterikoi, che era il nome con cui si identificavano gli adepti di Pitagora vincolati al segreto, e che facevano parte del nucleo più interno del gruppo, ed essoterikoi, coloro che invece provvedevano alla comunicazione all’esterno, i messaggeri destinati a diffondere il culto per il popolo; bisogna bene intendere la differenza tra esoterismo ed essoterismo, c’è sempre gran confusione tra i due termini. L’esoterismo è quella dottrina di carattere segreto riservata agli iniziati ai quali era tramandato il sapere nascosto; al contrario, l’essoterismo deriva dal greco essoterikos che vuol dire esterno, ed indica la forma differente della conoscenza che assume quando è divulgata all’esterno. Per me mistero vuol dire
ricerca della conoscenza dell’anima, e perciò non lo intendo principalmente come “giallo” ma, piuttosto, come Via della consapevolezza mistica – anche questa parola deriva da mystes – alla quale si associa necessariamente la passione per la scoperta.
Per quanto riguarda lo svelare arcani, li rivelo fino ad un certo punto perché rimetto sempre al lettore la possibilità di trovare dentro di sé lo svelamento del mistero, di fare una propria personale ricerca.
Nella sua ultima opera I pilastri dell’anno, Lei fa un sapiente lavoro di ricostruzione storico-antropologica sviscerando i simbolismi e le origini che si celano dietro il calendario. Qual è stata la ricorrenza che ha destato in Lei maggiore curiosità, per la quale ha avvertito l’esigenza di condividerla con il pubblico lettore?
Quando mi sono accorto che la storia del Calendario era, in fondo, una menzogna, una sovrapposizione studiata a tavolino per ogni giorno dell’anno, ho cominciato ad indagare i singoli eventi e, soprattutto, la vita dei Santi e mi sono accorto che ogni data era stata occupata, pur mantenendo sotto sotto, in embrione, certi simboli e certe funzioni ben più antiche…
Pensiamo ad Halloween, l’antica festa celtica di Samhain, che la Chiesa definisce “la festa del male”: altro non è la celebrazione dell’Autunno che è nella sua pienezza e un capodanno; oppure alla data del 25 Dicembre, che è una data chiaramente politica, ed è bene che il mondo lo sappia. I Cristiani che seguono i Vangeli apocrifi, infatti, non festeggiano la Natività in quella data.
Il Calendario - come lei scrive - non è soltanto “una convenzione con il fine di segmentare il tempo e renderlo uguale per tutti ma è lo specchio dei ritmi cosmici, è un breviario dell’universo”. Gli eventi cosmici hanno effetti sulla Natura ma influenza, dunque, anche l’animo umano? In che modo l’uomo li percepisce?
Li percepisce entrando in sintonia con il respiro del Cosmo, con il tempo del Sole e con quello della Luna, non quello di tutti i giorni ma quello che si dispiega nell’arco dell’anno. È l’anabasi e la catabasi, l’ascesa e la caduta del tempo che procede in senso analogico al Sole. Vede… ogni stagione ha effetti sul nostro umore, sul nostro animo. Ogni stagione coincide con specifici stati animici, ognuno può verificare da sé che l’Autunno conduce all’interiorità, alla riflessione, a vivere un tempo lento, in tale periodo il sole effettua la sua discesa per giungere al punto che congiunge la notte più lunga e l’inizio della risalita, che è il Solstizio d’Inverno, momento in cui la luce riprende vita. Poi, in Estate, si ha una nuova caduta, e si passa ad un graduale oscuramento sia interiore, sia cosmico: in questa stagione vi sono manifestazioni di giubilo, si tende ad esagerare, vi è la festa della mietitura del grano, la festa di S. Giovanni... Il tempo estivo porta a gioire, a esuberare, ed è come se l’animo umano si trovasse in un deserto al cospetto di innumerevoli tentazioni, ecco che allora compare il Drago alchemico e l’uomo deve vincere queste tentazioni alla vita più dissoluta che in Estate si tende ad avere.
Per quanto riguarda la Stagione della Primavera – che, come ricorda Plutarco in «Iside e Osiride» corrisponde al mese di Fanemouth, al nostro mese di Marzo –, l’animo umano avverte un senso di rinascita, la quale non può avvenire se prima non c’è stata una morte, da cui procede una resurrezione.
E così, seguendo il ciclico avanzare del tempo cosmico, si ritorna all’Autunno e al progressivo inabissamento.
Nel suo saggio troviamo due elementi fondamentali: da un lato il mistero, dall’altro lo studio delle vicende storiche e delle tradizioni popolari. Mi è sembrato di cogliere un terzo elemento che permea le pagine, tipico della filosofia orientale, ovvero l’armonica contrapposizione tra bene e male e il loro punto di congiunzione …
Più che di contrapposizione ci si dovrebbe focalizzare sulla fusione degli elementi, vedi … anche l’uomo oscuro ha sempre una briciola di barlume in sé. Nei Veda indiani, ma anche nel Buddhismo e nell’Induismo, soprattutto, i testi sacri e i Maestri spirituali dicono che se un uomo è cattivo e fa
del male, è avvolto nella propria oscurità; egli è così perché non ha più consapevolezza di sé, ma conserva pur sempre la luce in se stesso: è solo che non riesce a trovarla, per via di questa mancanza di consapevolezza. Bisogna essere consapevoli. La Via della conoscenza è sempre una Via di luce.
Con quali letture si è formato? Quali libri sta leggendo in questo periodo?
In questo periodo sto studiando per poter poi scrivere: ora ho almeno una ventina di testi sulla mia scrivania.
Allora…partiamo dalle basi: adoro i classici, adoro Plutarco, per esempio.
Poi ho letto René Guénon, Julius Evola e Mircea Eliade.
Ultimamente sto rileggendo «Il domenicano bianco» di Gustav Meyrink, un grande esoterista austriaco pubblicato dalla casa editrice del mio ultimo thriller «La nona ora», la Bietti. Ho letto tutti i suoi libri.
Per quanto riguarda la narrativa, un autore incomparabile e unico è sicuramente Tolkien, ho letto «Il Signore degli anelli» e tutte le altre opere epiche di questo meraviglioso scrittore.
Ultimamente, dopo tanti anni, ho ripreso «L’arte di sognare» di Castaneda, ho letto tutto di lui, è un grande scrittore, e non solo. Carlos Castaneda va letto dall’inizio, a partire dal libro «A scuola dello stregone», altrimenti non ha senso.
Infine, un ultimo mistero da svelare …
Ci sono in cantiere altre sue opere letterarie?
Ho appena finito di scrivere un nuovo romanzo di cui non posso svelare il titolo, ma posso dire che si tratta di un noir nerissimo e denso di mistero: è una storia d’amore maledetta e una vicenda sul karma…
Mi piacerebbe poi scrivere il continuo de «I Pilastri dell’anno» andando ad indagare le vite dei Santi e verificarne la veridicità, mi sembra il naturale prosieguo.
Infine, in primavera uscirà un racconto che farà parte di un’antologia curata da Gianfranco De Turris, se in Italia il fantasy è conosciuto e apprezzato, un merito non indifferente spetta a lui.

di MC gennaio 2014
© lalocandadeilibri

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