Pezzi di vita

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lunedì 2 novembre 2015

I giorni dell'ibisco e Un altro albero di Gulmohar di Aamer Hussein

Un ponte tra Occidente e Oriente che vi sorprenderà

Ho deciso di trattare nella stessa recensione questi due libri perché li ho letti in contemporanea, sia per compararli, sia per inebriarmi della magica atmosfera che crea l'autore con una maestria unica e difficile da descrivere. Un surplus di benefico splendore che mi ha arricchito l'anima e che condivido.

"E' una questione, diceva, di visione: 
trovare il giusto nome delle cose. Ridare vita alla lingua con il proprio sangue"




Nove racconti di autentica bellezza e puro magnetismo. Mi sono innamorata della scrittura poetica di Hussein: ha un modo di coinvolgere il lettore che sembra una coccola, un incantesimo.
In certi punti, poi, sembra proprio che sia il libro a leggere noi, e per noi che leggiAmo questo è il dono più bello e prezioso che possa farci l'esperienza della lettura.
Racconti dal sapore magico e cosmopolita, un ponte tra modernità e tradizione e tra Oriente e Occidente denso di miscugli culturali (dal Pakistan all’Inghilterra, dalla Spagna a Java), simbolismi, riflessioni e ispirazioni.

Una scrittura decisamente evocativa, armonica, flessuosa con la quale l'autore dona voce ed espressività ai (meravigliosi) protagonisti di tali racconti, i cui titoli già sono rivelatori di bellezza, di per sè: "Nove cartoline da Sanlucar", "Karima", "Il colore degli occhi di una persona amata", "La natura angelica", "I giorni dell'ibisco. Una storia trovata in un cassetto", "Il calendario della sarta", "La città del desiderio", "Sognando Giava", "Insonnia".
Profumo di aranci in fiore, ghirlande di gelsomini, falene e farfalle svolazzanti, scenari da Mille e una notte fanno da sottofondo alle parole, ma c'è anche posto per la cruda realtà e il suo puzzo di letame e paura.
Nove racconti, un vero incanto. Un intreccio di parole che fa piena breccia nel cuore di chi legge.
"Presso Porta Alcazar, un'orchestra da camera suonava l'Habanera della Carmen. Solo arance e canzoni da portar via"

***

Ho deciso di trattare nella stessa recensione questi due libri perchè li ho letti in contemporanea, sia per compararli, sia per inebriarmi della magica atmosfera che crea l'autore. 
Un surplus di benefico splendore che mi ha arricchito l'anima. 
L'autore tinge anche questo romanzo degli stessi strabilianti colori.
In "Un altro albero di gulmohar", infatti, si ritrovano alcuni dei personaggi già incontrati ne "I giorni dell'ibisco", ma entrambi i libri possono anche essere letti indipendentemente l'uno dall'altro.
Il libro si apre con "Il canto di Usman" un racconto fiabesco che affonda le radici nella sapienza popolare, che ci racconta dell'Oriente, in particolare della millenaria tradizione islamica.
Inizia tutto dall'incontro con una rana parlante, che porterà Usman ad intonare il suo canto...arriveremo così alla seconda parte del libro, "Angeli perplessi" in cui si tesse la storia dei due protagonisti: Lydia e Usman.


Gulmohar, l'albero del fuoco - ph da piuculture.it


In quest'altra gemma letteraria, l'autore Aamer Hussein ci racconta una delicata storia d’amore accompagnandoci in un viaggio dalla grigia Londra del dopoguerra al Pakistan, lo stesso compiuto da Lydia per raggiungere l’amato Usman. In queste pagine percorriamo anche un cammino ideale alla scoperta del mondo interiore dei protagonisti, mentre la dimensione narrativa si intreccia alla magica rievocazione di atmosfere fiabesche. Sullo sfondo il Gulmohar, l’albero di fuoco, trapiantato dal Madagascar nel subcontinente indiano, simbolo del fecondo abbraccio tra due culture e destinato a generare splendidi frutti, proprio come questo piccolo ma intenso capolavoro.
"Che cosa nasce, allora, dal fuoco del gulmohar?
A voi l'ebbrezza e lo stupore di scoprire la metafora della vostra vita.
"Terminò il suo disegno e arretrò. Niente male affatto.
Però mancava ancora qualcosa. Sapeva come procedere: avrebbe lasciato il piatto e il tavolo come erano, una rete di tratti a carboncini grigi e neri, ma avrebbe riempito di colore il mango. Anziché dipingerlo in verde, come appare alla vista, gli avrebbe dato le ricche tonalità dorate che avrebbe assunto se fosse stato lasciato a maturare sul suo ramo. E accanto avrebbe inserito qualche petalo di fiore caduto. Entrò in casa a riprendere la sua tavolozza"

Pillole biografiche
Aamer Hussein è nato a Karachi, in Pakistan, da padre pakistano e madre indiana nel 1955 e vive a Londra dal 1970. Si è laureato all’University of London dove ha studiato Urdu, Persiano e Storia. Svolge attività di critico letterario e traduttore. E' professore ordinario di inglese e scrittura creativa all’Università di Southampton. Oggi è tra gli autori più ammirati del Regno Unito, ha scritto numerose raccolte di racconti, tra le quali ricordiamo Mirror to the sun, This Other Salt, e Turquoise. Di origini pakistane e formazione inglese, Aamer Hussein introduce la struttura, lo stile e le metafore della moderna letteratura urdu in storie squisitamente inglesi, ambientate in numerose differenti realtà, dal Pakistan all’Inghilterra, dalla Spagna a Java.

A proposito di alberi sacri vi invito a leggere questo approfondimento meraviglioso
http://alberiedintorni.blogspot.it/2012/06/alberi-sacri-dellindia-il-peepal-albero.html

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