giovedì 14 gennaio 2016

Diari di viaggio in Italia, Grecia e Turchia di Virginia Woolf

"...l'Acropoli è un luogo che, nel pensiero e nelle parole, ti soverchia come un'onda; con il tempo puoi accoglierlo, o meglio essere trasportato consapevolmente sulle sue vette, dove puoi respirare ed espanderti"



Ho letto questa perla letteraria con ardore.
E' stato come passeggiare mano nella mano con Virginia.
Adoro la sua scrittura così fluente, preziosa, profonda, acuta, fatta di immagini, sostanzialmente.
"Diari di viaggio in Italia, Grecia e Turchia" editi da Mattioli 1885 è un libro che mi sento di consigliare a chiunque, sia ai fan della Woolf, che avranno già letto tutto di lei, sia a chi vuol iniziare a conoscere questa donna straordinaria, che a me affascina parecchio, sin dai tempi della scuola.

"Diari di viaggio"" sono stati scritti durante il grand tour che Virginia Woolf, già celebre critica letteraria, compì poco prima di pubblicare il primo romanzo ("La crociera" 1915), essi ci permettono di esplorare il lato più intimo e privato di una delle massime autrici del Novecento. Inediti in Italia, i diari ci guidano attraverso l'Italia, la Grecia e la Turchia di inizio Novecento, viste con lo sguardo curioso e critico di Virginia, accompagnata in questi viaggi dai fratelli Thoby (che morirà di tifo al ritorno dalla Grecia), Adrian e Vanessa, e dal marito di lei, Clive Bell. "Esistono molti modi di scrivere diari come questo. Comincio a diffidare delle descrizioni, e anche di quegli adattamenti spiritosi che trasformano l'avventura di un giorno in narrazione; mi piacerebbe scrivere non soltanto con l'occhio, ma con la mente; e scoprire la realtà delle cose al di là delle apparenze."
Leggerli è un continuo meravigliarsi, riempire di bellezza occhi e anima.

La Woolf riesce a focalizzare, soprattutto in questo libro, l'attenzione del lettore su un'immagine specifica inserendola però in una narrazione che è dinamica. La magia che compie quest'autrice si chiama tecnicamente "ekphrasis", ossia ha la capacità di descrivere in maniera estremamente precisa luoghi, persone e oggetti tanto che linguaggio visivo e linguaggio scritto si fondono per divenire una cosa sola. Nella scrittura di Virginia Woolf questo tratto è fortemente posto in rilievo. Non parlo della mera capacità di immaginazione del lettoe di figurarsi dinanzi agli occhi la narrazione, bensì la capacità della scrittrice di concretizzare questo fenomeno. Linguaggio illustrativo e linguaggio scritto sono offerti al lettore in purezza, senza che questi debba compiere alcuno sforzo nell'immaginare alcunchè, ecco un esempio:

"...vedi che il Partenone è di gran lunga il più imponente di tutti i templi; e vedi anche che la superficie delle colonne è scheggiata e graffiata. I danni sono terribili, ma ciononostante il Partenone è ancora giovane e splendete. Le sue colonne si ergono come belle membra rotonde, arrossate per il vigore."

Riporto la definizione di ecfrasi del Vocabolario della lingua italiana Treccani: 
-Nome che i retori greci davano alla descrizione di un oggetto, di una persona, o all’esposizione circostanziata di un avvenimento, e più in particolare alla descrizione di luoghi e opere d’arte fatta con stile virtuosisticamente elaborato in modo da gareggiare in forza espressiva con la cosa stessa descritta».

Un altro tratto marcato che caratterizza la scrittura della Woolf, e che anche in questo libro è ben presente, è sicuramente la cura che ella pone al flusso di coscienza, espediente che le permette di esplorare l'interiorità, non solo dei personaggi dei suoi romanzi, ma anche delle cose in sè e soprattutto, come nei Diari, del suo animo e dei luoghi che i suoi occhi hanno ammirato.
Un libro da non perdere.


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