Affinità

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“Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.” - Virginia Woolf

venerdì 12 febbraio 2016

"Ruggine" di Anna Luisa Pignatelli: la potenza della scrittura evocativa

A convincermi a leggere il libro, di cui sto per parlarvi, è stato uno dei miei scrittori preferiti, Antonio Tabucchi che ha definito la Pignatelli come: "Una voce insolita nella letteratura italiana di oggi, lirica, tagliente, desolata".

Ci troviamo in un piccolo borgo sempre spazzato dal vento, abitato da poche anime, per lo più persone anziane, provinciali e ostili come il luogo in cui vivono. Qui troviamo una vecchia dalle unghie smaltate di viola e una criniera bianca con riflessi azzurrognoli, Gina, detta Ruggine per via del legame stretto con il suo gatto, Ferro.
Ruggine non è ben vista dai suoi vicini, che continuamente la spiano, la vessano e la definiscono strega, la mettono al bando della comunità a causa della sua vocazione per la vita solitaria e soprattutto per un oscuro segreto, che è il tema forte di questo grande romanzo.



"Ruggine" è un romanzo lirico, tra poesia e struggimento, di una potenza evocativa davvero forte: ogni parola porta con sè l'eco di mille altre storie, oltre quella narrata. E' un libro che mette di fronte alla crudezza della vita e alla potenzialità della scrittura, che con la Pignatelli raggiunge vette altissime. La resa stilistica finale permette di dare un giudizio, a mio avviso, elevato.
"Nel camino il fuoco che aveva appena acceso lottava contro una raffica, la fiamma si rimpiccioliva e risorgeva ostinata, guizzando verso l'altro e lambendo il legno che crepitava fra un nugolo di faville. Con un bicchiere di vin santo, Gina sedette sulla sedia a dondolo e si lasciò andare all'ascolto del vento che turbinava nella cappa.".

La scrittrice usa un linguaggio forte, pungente, ma anche denso di poesia, che inebria il lettore come fa l'odore di una torta agli agrumi appena sfornata, capace di riempire una stanza e di rimanere sulle cose per giorni. Anche queste pagine sono così, non si scrollano di dosso, le parole si attaccano alla pelle per come sono incisive, belle, taglienti. Un romanzo che toglie il fiato, di autentica bellezza.
I temi trattati sono molteplici nonostante si concentrino in un testo breve: la condizione degli anziani quando vivono in solitudine, la precarietà, il legame madre-figlio che in questo romanzo assume delle tinte scure, i dubbi che insinuano i pregiudizi e portano a giudicare le persone senza davvero conoscerle, l'indifferenza verso chi è diverso, la povertà, la morte, i ricordi che ritornano dal passato a volte come minacce, altre volte a illuminare un sorriso, il tema dell'esclusione, tutte questioni che portano inevitabilmente a riflettere.
La struttura della narrazione è ben composta: nello svolgersi della vita presente compaiono, a volte come macchie sedimentate, altre volte come raggi di sole, i ricordi che Gina, la nostra protagonista, condivide con il lettore, quasi che quest'ultimo fosse il suo stretto confidente.
Pagine di grande spessore letterario e marcata intensità, che consiglio di leggere.
"Ogni essere umano è oppreso da un peso che gli schiaccia il cuore, una rabbia per quanto subìto, un rimpianto per quanto non avuto, che ne spiega le ombrosità, le ritrosie, la voglia di nuocere..."



Pillole biografiche
ph qui
Anna Luisa Pignatelli, toscana di nascita, ha trascorso molti anni fuori dall’Italia, fra cui alcuni a Dar es Salaam e a Seoul. È molto conosciuta e apprezzata in Francia, dove, nel 2010, ha vinto il Prix des lecteurs du Var con la traduzione del suo primo libro, Nero toscano. Vive attualmente in Guatemala.

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