Affinità

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“Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.” - Virginia Woolf

martedì 22 novembre 2016

"Cicatrici" di Juan Josè Saer



Pubblicato per la prima volta nel 1969, "Cicatrici" (La Nuova Frontiera) è un romanzo che Juan Josè Saer scrisse in venti notti, ispirato da un fatto reale. Quattro parti, quattro narratori in prima persona: Ángel, giovane reporter; Sergio, avvocato divorato dal vizio del gioco; Ernesto, giudice misantropo che si ostina nell'ennesima traduzione di Oscar Wilde; Luis Fiore, operaio che commette un omicidio inspiegabile. 
Da "Cicatrici" non ne esci indenne, ognuna di queste quattro vite è ossessionata da qualcosa: Saer riesce a mettere dinanzi ai nostri occhi le umane debolezze, gli errori, i ripetuti inciampi, i vizi, le occasioni mancate, le promesse non mantenute, le imperfezioni dell'esistenza. E allora non ne esci indenne, perchè tra una parola e l'altra le cicatrici di ognuno iniziano a prudere, a fare un certo effetto, a sollevare ricordi ormai rimossi, e leggendo si apprezza inevitabilmente lo stile di questo autore, considerato il più grande scrittore argentino dopo Borges.
Devo ammettere che inizialmente ho trovato questo romanzo eccessivamente lento per i miei gusti, ero impaziente. Poi dopo le prime cento pagine la storia comincia a movimentarsi, gli intrecci a venir fuori e sono felice di essere arrivata fino in fondo a questo romanzo che considero sorprendente, nel senso letterale del termine, perchè dal momento in cui non mi sentivo particolarmente coinvolta, qualcosa d'un tratto è mutato ed amo molto cambiare opinione in corso di lettura. Una trama indubbiamente interessante, una storia narrata in prima persona dai protagonisti e divisa, pertanto, in quattro parti ognuna delle quali intitolata con i nomi dei mesi. Una storia dove a mio avviso primeggia l'umanità: al centro di questo romanzo vi è l'uomo che fa i conti con le sue cicatrici interiori, Saer attraverso l'espediente del'intreccio mette a fuoco le relazioni tra i personaggi, le emozioni, la condizione umana nella sua realtà e con le sue illusioni.
L'autore usa un linguaggio crudo, schietto, reale, lo stile l'ho apprezzato, Saer fa una descrizione particolareggiata dei luoghi ed anche dei personaggi, descrizione che però non stanca, anzi è davvero preziosa ai fini della storia, invece ho apprezzato meno la descrizione dei giochi che ho trovato abbastanza monotona, forse eccessivamente lunga, lenta, ma probabilmente perchè non amo il gioco d'azzardo, a parte questo neo mi piacerebbe leggere qualche altro suo scritto.
Una cosa che ho trovato particolarmente piacevole è che qui e lì si trovano titoli di libri e frasi che sono di una bellezza immensa, per chi ama leggere.

Pillole biografiche
Juan José Saer, nato in Argentina nel 1937, è stato il principale scrittore della generazione dopo Borges. Nel 1968 si trasferì a Parigi e fu professore di letteratura all'Università di Rennes. La sua vasta opera narrativa comprende dodici romanzi, cinque libri di racconti, uno di poesia e vari saggi. Nel 1987 vinse il Premio Nadal, a cui si aggiunsero altri prestigiosi riconoscimenti come il premio France Culture, e il premio Unione Latina di Letterature Romanze. Morì a Parigi nel 2005.

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