Affinità

Affinità
“Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.” - Virginia Woolf

mercoledì 31 maggio 2017

"Come leggere un libro" di Virginia Woolf



Virginia Woolf non ha bisogno di presentazioni, ma questo piccolo capolavoro letterario, edito da Passigli, merita una riflessione.
Parto con una cosa che non mi è piaciuta, ossia la scelta di non aggiungere il punto interrogativo nel titolo, segno di interpunzione che trovo fondamentale nonchè fedele alle intenzioni dell'autrice.
Detto ciò, ho amato questo libro, perchè non si può non amare Virginia Woolf, la sua acuta intelligenza, la sua innata sensibilità e il suo talento, non solo come scrittrice, ma anche come critica.
Il libro si compone di due saggi: "Come si dovrebbe leggere un libro?" uscito nel 1926 sulla "Yale Review" e fu poi inserito in "The Common Reader. Second series, 1932" e "Che effetto fa un contemporaneo" uscito nel 1923, quindi quasi un centinaio d'anni fa, ma di un'attualità che fa rabbrividire.

Il libro si apre con lo scritto "Il lettore comune" (The Common Reader. First series, 1925) nel quale la nostra Virginia, riferendosi ad uno scritto di Samuel Johnson, in Life of the Poets 1781, sottolinea le caratteristiche del lettore comune che, come suggerisce Johnson, differiscono da quelle del critico e dello studioso, e viene definito come  "guidato dall'istinto di creare se stesso, con quello che gli capita di trovare, (...). Frettoloso, approssimativo e superficiale, afferrando ora questa poesia, ora quel pezzo di anticaglia, incurante di sapere da dove provenga (...) purchè serva al suo scopo".
Mi sono immersa in queste pagine e la voce di Virginia sembrava dettare i miei pensieri in fatto di letture e letteratura.
Nel primo saggio "Come si dovrebbe leggere un libro?" scritto in occasione di una conferenza in una scuola femminile, la Woolf si rivolge ai lettori e pone una domanda interessante: "(...) quali leggi si possono formulare sui libri" e sottolinea come ogni lettore non dovrebbe accettare consigli su come leggere un libro, "di seguire il proprio istinto, di usare la propria testa, di trarre le proprie conclusioni.". L'autrice però sottolinea di non sprecare le nostre capacità e destreggiarsi nel mare magnum dei generi letterari, capaci di distinguerli e prendere da ciascuno quello che è giusto ci dia.
Insomma, non bisogna soltanto leggere e basta, ma essere consapevoli di cosa si sta leggendo.
Pochi lettori chiedono ai libri quello che essi possano dare, osserva la Woolf, ed io mi sento d'accordo con lei.
"Leggere un romanzo è un'arte difficile e complessa. Occorre essere capaci non solo di grande sensibilità, ma anche di grande fervore nell'immaginazione per riuscire a sfruttare al massimo quello che il romanziere - in grande artista- ci dà.".
L'autrice ci dona interrogativi e riflessioni circa il modo in cui si dovrebbero leggere i libri, e quali generi leggere e soprattutto perchè, come di libro in libro veniamo attirati in mondi differenti e modi diversi di raccontare, di esprimere bellezza e creatività per il tramite delle parole. Sono presenti, inevitabilmente, numerosi riferimenti letterari, verso i quali, una lettrice attenta, non può soffermare lo sguardo e il cuore, appuntando nuove letture, nuovi viaggi.
Leggere è una scelta personale, ci dice la Woolf, ma anche "se vi lasciate andare al piacere della letteratura-spazzatura rimarrete sorpresi, anzi sarete sopraffatti dai resti di una vita umana lasciati a marcire" perchè anche se al lettore capiti di frugare nella pattumiera, di certo, conclude la Woolf, "a lungo andare ci stanchiamo della letteratura-spazzatura."
Si sofferma anche sulla Poesia, e afferma che "il poeta è sempre un nostro contemporaneo" quasi a sottolineare che l'arte poetica è eterna, sfida il tempo.
Ho amato leggere questo libro e continuo ancora a sfogliarne le pagine.


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