Affinità

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“Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.” - Virginia Woolf

giovedì 14 giugno 2018

"L'ora della stella" di Clarice Lispector

"Viviamo esclusivamente nel presente, poichè è sempre ed eternamente oggi,
e il domani sarà un altro oggi, l'eternità è lo stato delle cose in questo momento"


Novantacinque pagine fanno un capolavoro, se esse sono scritte dalla penna talentuosa di Clarice Lispector, scrittrice e giornalista ucraina naturalizzata brasiliana.
Un piccolo libro che accoglie le riflessioni di un anonimo e strambo scrittore, che fa parte esso stesso della finzione letteraria e che a me è sembrato come un alter ego della Lispector, attraverso il quale la scrittrice ha dato voce ai suoi pensieri più nascosti sulla scrittura, sulla fede, sulla vita e sulla morte, sull'amore.

"L'ora della stella", come possiamo leggere dalla quarta di copertina, racconta la storia di una ragazza del sertao dell'Alagoas una semplice dattilografa trapiantata a Rio de Janeiro. Macabéa è magra, denutrita, priva di ideali, "molto impressionabile e credeva a tutto quello che esiste e a quello che non esiste", è innocente come un giovane animale. È vergine, ama la coca cola e, "incompetente" com'è nelle cose della vita, finisce per innamorarsi di un operaio metallurgico, Olimpico, che, per una sua personale follia quotidiana, ruba in fabbrica gli orologi dei colleghi e sogna di diventare deputato.

La cosa sorprendente è che noi lettori, assieme alla voce narrante dello scrittore, siamo testimoni di quel che avviene alla nostra protagonista: egli impasta la storia dinanzi ai nostri occhi.
"Io non ho inventato questa ragazza. Lei ha forzato la sua esistenza dentro di me" e infatti ci accorgiamo della necessità impellente dello scrittore senza nome, quasi ai limiti della follia, di narrare la vita disgraziata di Macabéa, "è stato quel vostro Dio che ci ha comandato di inventare".
L'ho trovato un espediente davvero geniale, che tiene viva l'attenzione di chi legge. Ho sottolineato parecchie frasi, perchè Clarice Lispector, assieme a Karen Blixen, rappresenta una delle mie amate Muse ispiratrici, entrambe hanno la vocazione delle narratrici, di coloro che raccontano storie accanto al fuoco di un camino e fanno perdere la cognizione del tempo e dello spazio tanto ammalianti sono i loro racconti. Ci sono frasi, in queste pagine, che toccano così profondamente l'umana sensibilità che non passano inosservate, bisogna sottolinearle come a evidenziare un certo collegamento tra il nostro vissuto e ciò che racconta (e ha vissuto) la nostra autrice.
La storia di Macabéa vi rimarrà appiccicata addosso sulla pelle e l'incantesimo delle parole della Lispector vi ammalierà per la vita intera. La sua è una scrittura sensazionale, nel senso stretto dell'accezione, ossia una scrittura molto legata ai sensi e al "sentire", ai sentimenti, senza però sfociare nella banalità, anzi dando risalto al realismo della vita pur in un'opera di finzione letteraria.
Questo racconto è stato pubblicato nel 1977, lo stesso anno della morte di Clarice Lispector, ed è per questo considerato il testamento spirìtuale della grande scrittrice brasiliana.
Una preziosa, inestimabile eredità.

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