"Le Impressioni di Berthe" di Stella Stollo

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martedì 2 ottobre 2018

"Dalla parte della Ragione. Appunti di vita italiana" di Alba De Cespedes




Ci sono parole, parole scritte, che nonostante l'avanzare inesorabile del tempo riescono a scuotere le anime, a portare luce, folgorazioni, riflessioni capaci di mettere in moto la vita stessa. Accade ogni volta che leggo scritti di Donne straordinarie del passato, in particolare, ma anche del presente per fortuna.
E' quel che accade con questo libro particolare "Dalla parte della Ragione. Appunti di vita italiana" di Alba De Cespedes (X Edizioni), un volume originale già a partire dalla sua forma che somiglia a un quadernone e, ancor di più, alla sua sostanza. La scrittrice italo-cubana Alba de Cespedes, nata l'11 Marzo del 1911 (morta nel novembre del 1997) tenne per alcuni anni su “Epoca” una rubrica di lettere dei lettori che si intitolava come il suo romanzo più famoso "Dalla parte di lei".

Come si legge dalla trama, non si tratta di una semplice “posta del cuore”, questa sezione del settimanale diventerà ben presto un fenomeno di costume, seguita e frequentata non solo da donne e non solo per questioni  sentimentali, ma anche e soprattutto da intellettuali, scrittori, professionisti uomini e donne per affrontare temi politici, sociali, di costume, di morale.
E' un'opera preziosa perchè contiene al suo interno il cuore degli italiani: i loro dubbi, le loro perplessità, le loro gioie, le loro convinzioni. Uno spaccato di vita molto interessante da un punto di vista sociologico e antropologico, e direi anche, per certi versi, di sorprendente attualità.
L’antologia presentata in questo libro deriva da una scelta piuttosto arbitraria, effettuata seguendo anno per anno certi filoni: la famiglia, la condizione femminile, la religione e la morale, e la cultura. Gli anni vanno dal 1952 al 1958: è interessante notare come progressivamente l’Italia si riorganizza dopo il disastro del fascismo e della guerra e si avvia verso il boom economico degli anni ’60. Proprio la donna diventa protagonista di gran parte dei cambiamenti e delle conquiste, pagando un prezzo salato in termini di lavoro, incomprensioni familiari, intolleranza sociale.

E' un libro che si legge con piacere, magari sbocconcellando lettere e relative risposte davanti a una tazza di tè. Sapere di leggere le risposte di una delle più grandi scrittrici del Novecento mette addosso un'emozione difficile da spiegare, perchè in quelle risposte c'è la parte più vera e più intima di chi le scrive, e lo fa a volte con decisione, altre con dolcezza, altre volte ancora ho avuto come l'impressione che si sia dovuta mordere la lingua e rispondere invece con garbo a questioni particolarmente sensibili come in questo caso:

Basta cederle il posto.
Lei difende il progresso della donna.
Ora essa ha conquistato quei diritti che, una volta, erano solo degli uomini. 
Ma, così, ne ha perduti molti altri. Per esempio a una donna che ormai vota, comanda, lavora e guadagna come noi, non trovo che siamo più obbligati a cedere il posto in tram.
ANTONIO O., TORINO

Cedere il posto a una donna in tram non è mai stato un obbligo, ma solo un atto di cortesia. (Abbastanza raro, del resto). E non credo che esso le fosse rivolto in considerazione della sua debolezza mentale; e, cioè, perchè giudicata priva della possibilità di partecipare alla vita politica del Paese, incapace di conseguire una laurea o di assolvere degnamente un incarico affidatole; ma solo perchè più debole di costituzione, meno atta a sopportare uno sforzo fisico.
Le stesse considerazioni, insomma, per le quali una donna giovane cede il posto a una donna anziana e tutte lo cedono a quelle che aspettano un bambino. Se dunque, un tempo, solo in virtù di tale debolezza fisica, alcuni uomini cortesi cedevano il posto a una donna che, forse, non aveva fatto nulla di faticoso durante la giornata, non comprendo perchè, oggi, quegli stessi uomini non dovrebbero - e a maggior ragione - rivolgere la stessa cortesia a una donna che, pur essendo più debole di loro, ha lavorato come loro, e in generale, appena scesa dal tram deve riprendere a lavorare, tra le pareti domestiche, per suo marito e per i suoi bambini.
Alba De Cespedes



foto da qui
Alba Carla Lauritai de Céspedes y Bertini è figura eclettica di scrittrice, poetessa,  autrice di testi per il cinema ed il teatro, radiocronista, giornalista e intellettuale impegnata.
[...]
Il suo primo romanzo, "Nessuno torna indietro" (diventato un bel film di Alessandro Blasetti nel 1943 e uno sceneggiato televisivo diretto da  Franco Giraldi nel 1987)  venne pubblicato nel 1938 da Mondadori che dovette faticare non poco per evitare che la censura del regime fascista ritirasse dalle librerie quello che, in breve tempo, sarebbe diventato un best-seller internazionale: il libro ottenne infatti uno straordinario successo di critica e di pubblico e vinse anche il Premio Viareggio ex aequo con Vincenzo Cardarelli, vittoria che però verrà annullata a entrambi nel giro di qualche ora per motivi politici. In questo romanzo de raccontava, sullo sfondo dell’Italia fascista, le vicende di otto ragazze, diverse per estrazione sociale, provenienza geografica e atteggiamento, unite dal microcosmo di un elegante pensionato per universitarie. De Céspedes aveva “osato” dar voce a una femminilità libera, conscia di sé e delle proprie risorse, desiderosa di ridefinire i contorni della propria esistenza ed estranea ad ogni idea di “angelo del focolare”.

Leggi per approfondimento, Fonti da
http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/alba-de-cespedes/

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