"Le Impressioni di Berthe" di Stella Stollo

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venerdì 5 ottobre 2018

"Il dubbio" di Luciano de Crescenzo

"Il suo pensatore preferito era Brisone, un filosofo socratico del tutto introvabile nei manuali di filosofia.
"Brisone di Eraclea? Mi meraviglio che non lo conosciate! Fu il fondatore dello zeticismo: ebbe come allievi Pirrone di Elide e Anassarco, e tanto vi dovrebbe bastare".
"E che cos'è lo zeticismo?"
"La scuola di pensiero di coloro che cercano sempre e non trovano mai" (...)
"Ma che gusto c'è a cercare e a non trovare mai?" obiettavo.
"La gioia non sta sulla vetta ma nella salita, altrimenti  gli scalatori si farebbero depositare dagli elicotteri direttamente sul cocuzzolo delle montagne".


In una notte buia e tempestosa l'ingegnere Luigi De Conciliis rimane con l'auto in panne, un'auto malridotta, un relitto anni sessanta, che si ferma davanti alla Villa dei Marchesi di Sangro. Con qualche reticenza mista a imbarazzo, l'uomo vestito di nero varca il cancello spalancato della villa e si mette a correre nella speranza che qualcuno lo possa aiutare. E così accade. Viene fatto entrare e invitato a cena.
Inizia così un racconto affascinante, prendendo come spunto narrativo il libro di Monod "Il Caso e la Necessità", con il quale gli invitati alla cena, si mettono a disquisire tra di loro, mentre fuori i tuoni fanno vibrare i vetri delle finestre.

Il modo di fare letteratura del grande filosofo napoletano Luciano De Crescenzo è un modo che è a me piace particolarmente: affabile, che trasmette passione e curiosità. Probabilmente ci mette "troppo del suo", ma è proprio questo il dato che apprezzo maggiormente, oltre alla sua inconfutabile saggezza e maestria, è la sua personalità e il modo in cui essa viene espressa mediante la scrittura.
Leggere i suoi libri è un pò come appaciarsi con il mondo e i suoi affanni, è entrare nelle questioni profonde dell'esistenza umana e (sovrumana) per il tramite della leggerezza e della risata, il che non preclude un certo rigore dell'esattezza scientifica delle idee che l'autore ci propone.
Ne "Il dubbio", Luciano De Crescenzo (Mondadori) ci pone dinanzi a tre questioni fondamentali: "E' il Caso o il Destino a governare il mondo? Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio?". Tre quesiti tanto ammalianti, quanto difficili da spiegare, soprattutto a persone che non masticano filosofia e scienza tutti i giorni, ma l'autore attraverso la chiave della narrativa, con la sua proverbiale ironia, ci apre le porte di mondi sconosciuti e meravigliosi.
Questo libro si legge in un paio d'ore ed è indicato, sia agli appassionati dei temi affrontati sia ai "non addetti ai lavori"; si legge con avidità, infatti ero sempre più desiderosa di conoscere e di sapere. L'autore ci conduce per mano in un viaggio tra filosofia, poesia e scienza, e le pagine danno effettivamente ciò che promettono: insinuano in chi legge quei dubbi esistenziali che sono connaturati all'animo umano, quelle domande ataviche che l'uomo si pone da sempre, quelle domande che sono la tensione della vita, angoscia e brio al contempo, perchè vita e morte sono facce della stessa medaglia e rifiutare l'una significa, inevitabilmente, rifiutare pure l'altra. L'autore fa un passo in più sottile eppure essenziale: porta il lettore alla propria risposta a queste domande, una volta data la lampada della conoscenza.
Attraverso Monod, Einstein, Russell, Fellini ed altri, l'autore cerca di dare, come dice lui per sua stessa ammissione "un tentativo di risposta" a tali domande, e nel farlo ci dona pagine cariche di mistero e ilarità e una preziosa bibliografia che vale la pena scoprire e leggere.


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