"Le Impressioni di Berthe" di Stella Stollo

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giovedì 17 gennaio 2019

"Il tempo di Andrea" di Maria Rosaria Valentini


"(...) Allora ha pianto. Un poco. Per sé, solo per sé, invocando forza.
Da quel momento si è avvinghiato alla pazienza, consegnandosi al tempo: deforme e butterato d'attesa.
Certo un giorno toccherà alle lacrime - disciplinate e lente, allettate una nell'altra - incontrare il giusto moto o il coraggio o la furia per affibbiare nomi ai precipizi, alle ore che somigliano a desideri incatramati lungo la via e ormai mancati. Persi. Dio solo sa dove. E perché, soprattutto. Poi toccherà arretrare ogni lenza, rinunciare alle carpe, alle tinche, alle trote. E all'acqua che biascica silenzio. Bisognerà capovolgere le clessidre, accamparsi altrove, mentre una sabbia fine nasconderà bave di ieri.
(...) adesso ha bisogno di calpestare il buio."


Sono pagine intrise di melanconia e di speranza quelle de "Il tempo di Andrea" di Maria Rosaria Valentini, pagine colme di sguardi volti all'indietro, al passato che forgia gli attimi presenti e futuri.
Sebbene questo libro rappresenti il continuo di "Magnifica", della stessa autrice, io credo che possa essere letto indipendentemente dal primo, ma ciò sarebbe una grave perdita per il lettore perché si priverebbe di un capolavoro letterario contemporaneo (leggi la recensione di "Magnifica").

Andrea, figlio di Magnifica, si ritrova suo malgrado a trascorrere un certo periodo della sua vita in ospedale: quella sarà la sua casa per un po'. Egli non parla e nessuno conosce la sua identità, lo chiamano "Silos".
Si tratta di un romanzo che ha sembianze di carattere psicologico, perché va a scavare nell'intima coscienza del protagonista, ma anche degli altri personaggi che costellano la storia, satelliti e pianeti di un microcosmo familiare che potrebbe essere quello di ognuno di noi.

Andrea si ritrova apparentemente senza memoria, e solo a lui è affidata la ricostruzione di una vita. Sembra nascondere una fuga da amori scomparsi e tuttavia inestirpabili, ed è segnato da un dolore che non riesce a condividere. In balia del presente, di infermieri e dottori, circondato da pazienti smarriti e silenziosi, fatica a riprendersi la sua esistenza. Non parla, ma in realtà non fa che chiacchierare e interloquire con se stesso.
I medici lo studiano, lui studia i medici che non si sono accorti che sta guarendo. Non vuole che lo sappiano, si sente abbandonato nella sua stanza, e soprattutto si chiede: ma com'è possibile che nessuno sia riuscito a risalire a lui, che nessuno abbia scoperto che si chiama Andrea, che ha avuto una moglie, una figlia, un lavoro…?
Il passato riaffiora attraverso la faticosa memoria delle persone care, delle quali annota ricordi e frammenti di vita, scrivendo di nascosto e continuamente occultando queste sue confessioni. È sempre sul punto di raccontare tutto ai medici, e sempre procrastina la sua rivelazione.

La scrittura di Maria Rosaria Valentini è raffinata, di facile lettura, mai banale o ripetitiva, attenta invece a porre enfasi su un ritratto che non è solo letterario ma profondamente umano, sollecitando fortemente l'empatia di chi legge.
Il tempo di Andrea è un tempo sospeso, un domani, legato a una rinascita, che forse fatica ad arrivare.

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