"Le Impressioni di Berthe" di Stella Stollo

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giovedì 21 febbraio 2019

"Di buona famiglia" di Isabella Bossi Fedrigotti


"(...) sì, ti piace riprendere in mano qualche vecchio libro di cui negli anni hai dimenticato la storia, ma anche quello dopo un po' ti scivola via e tiri su la testa per vedere il niente, d'improvviso come ciechi gli occhi del corpo e svegli solo quelli che hai dentro".


Ci sono silenzi che costruiscono prigioni e condannano i legami familiari a infelicità e ostinata indifferenza.
L'autrice, in "Di buona Famiglia" (Longanesi) ci racconta la vita di due sorelle: la ribelle e volitiva Virginia e la pacata e riflessiva Clara.
Le parole non dette, le cortesie non fatte, i sorrisi negati le hanno portate ad allontanarsi sempre più.
Silenzi che portano a un lento declino delle relazioni, piccole lacerazioni, mai percepibili all'esterno, dagli altri.
Il libro è scritto con delicatezza, l'autrice ci fa proprio ascoltare le voci delle due sorelle: prima di Clara e poi di Virginia. Chi legge queste pagine ha la netta percezione di ascoltare le parole che scivolano veloci sotto gli occhi e di partecipare attivamente: quasi vene voglia di patteggiare per una delle due. Ma, in realtà, questo non è possibile perché entrambe le protagoniste hanno le loro ragioni sui fatti accaduti e narrati.
Si passa una vita a recriminare torti subiti, senza però mettersi nei panni dell'altro e capire il perché di certi comportamenti. Questa storia mostra come si tende facilmente a giudicare fatti, persone e comportamenti senza avere una visione d'insieme a fare da controcanto, di quanto sia facile attribuire, in famiglia, il ruolo della pecora nera, nel nostro caso Virginia.
Ecco, la lettura di questo libro pone varie riflessioni, la prima delle quali si sofferma, a mio avviso, sul valore dell'empatia: se solo ci mettessimo nei panni degli altri, potremmo evitare inutili discussioni, rancori, incomprensioni.
I legami familiari in "Di buona famiglia" sono il fulcro centrale della storia, l'elemento psicologico ne è l'essenza, fanno da sfondo le due guerre mondiali, e un'attenzione particolare è riservata dalla scrittrice alle cose antiche, allo spirito delle cose e a quello che esse significano per noi, ho da subito evidenziato questa sua peculiarità. L'amore viscerale per quelle cose che raccontano di un passato sempre vivo, ritratti e fotografie in primis, cose che rievocano emozioni e ricordi, cose che si fanno profumi e sensazioni, cose che incatenano e non fanno sopravvivere alla nostalgia.
Mi ha sorpreso lo stile dell'autrice, teso e intrigante, capace di coinvolgere il lettore come fosse protagonista della narrazione, svelando le tensioni che si creano in questo microcosmo familiare e così ascoltiamo cercando di capire, di credere magari a entrambe le protagoniste, ma soprattutto di non giudicare, perché la vita di Clara e Virginia, come la nostra, è fatta di frammenti che non riescono a congiungersi.
Il lettore troverà tracce di sè nelle e fra le righe.

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