"Le Impressioni di Berthe" di Stella Stollo

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venerdì 19 aprile 2019

"Fisica della malinconia" di Georgi Gosponidov

"Ciò che non viene raccontato, come ciò che non è accaduto - dato che appartengono allo stesso ordine di fenomeni - sono in possesso di tutte le opzioni perchè accadano o si raccontino infinite variazioni"


Geniale.
Se mi dovessero chiedere di descrivere con una sola parola questo libro, io userei la parola geniale.
Ho amato leggere queste pagine proprio per la genialità d'inventiva del loro autore: Georgi Gosponidov, classe 1968, poeta innovativo, prosatore e studioso di letteratura, considerato lo scrittore più talentuoso della Bulgaria.

In "Fisica della malinconia" l'autore ci presenta una storia originale, di quelle che non leggi di consueto e proprio per questo ti rimane addosso come una seconda pelle. A mio modesto parere, non lo si può classificare nei consueti generi letterari, perché è un'opera unica nel suo genere, non è un romanzo di quelli che siamo abituati a leggere, non è una scrittura convenzionale. "Fisica della malinconia" è fatto di frammenti ai quali l'autore associa anche illustrazioni e fotografie, è fatto di ricordi e divagazioni, di riflessioni e pensieri che lasciano a bocca aperta, di racconti che strappano a volte una risata, a volte qualche lacrima. Questa apparente frammentarietà porta, invece, a considerare l'opera compiuta, il modo di narrare di Gosponidov non annulla le infinite possibilità che può assumere una storia. Voltata l'ultima pagina, il cerchio si chiude. E si chiude restituendo al lettore un'esperienza straordinaria.
Gosponidov riscrive la storia del Minotauro in chiave moderna, mostrando la sua passione per la mitologia (e non solo).
Il protagonista soffre di una strana sindrome: è affetto da empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie e nelle vite degli altri, e quando questa empatia comincia ad affievolirsi, non gli resta che acquistare altre storie...
"Non sono in grado di proporre un racconto lineare, perchè nessun labirinto e nessuna storia è lineare".
Gosponidov costruisce l'empatia come una sorta di reincarnazione onirica per cui il protagonista s'incarna in ogni creatura e in particolare in suo nonno, contadino, e in suo padre, veterinario del paese, in tal maniera il lettore viene letteralmente risucchiato in questo vortice affascinante.
S'immedesima nel Minotauro abbandonato, con lui condivide la stessa pena di solitudine e malinconia, sottolineando come questa figura mitologica altro non sia, all'origine, una creatura tenuta in grembo e partorita da una donna, che si tratta di un bambino e non di una belva da relegare in un sotterraneo, perchè ci si vergogna di lui.
Le storie qui narrate sono dedali di strade e cunicoli che si intersecano a volte, mentre talvolta sono vicoli ciechi che sembrano non portare da nessuna parte. In realtà, l'intricata trama ha un suo disegno chiaro e preciso: in tali strade e cunicoli il nostro protagonista empatico ci si infila d'impeto, per farci vivere, assieme a lui, fatti già accaduti o presagi di fatti ancora in divenire.
Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, come si legge anche dalla trama, nel labirinto di sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più della stessa realtà.
Appena cominciate la lettura, non perdete di vista il filo di Arianna.

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