"Le Impressioni di Berthe" di Stella Stollo

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mercoledì 8 maggio 2019

"Il piano dei conti" di Melania Mieli



In una multinazionale leader nei servizi professionali per le imprese, dove imperano l’efficienza e la velocità, i dipendenti, metodicamente divisi secondo una scala gerarchica, lottano quotidianamente per rincorrere un pareggio, cercando di far quadrare i conti che non tornano. C’è chi trucca il bilancio, chi prova a sistemarlo gonfiando entrate e uscite, chi lo sopporta concedendosi qualche sfizio, chi non ha paura di ribaltarlo completamente. E nel calcolo di queste cifre nessuna vita resta illesa, investita dal carico di lavoro imposto dalla società.


"Il piano dei conti" di Melania Mieli è un romanzo assolutamente attuale, scartavetrando la patina letteraria, esso vuol denunciare i mali della società odierna, senza timore di cadere in eccessi, società votata oramai al capitalismo imperante e alla spersonalizzazione dei rapporti di lavoro. Si assiste, sempre più nell'epoca contemporanea, ad una decadenza dei diritti umani e, più semplicemente, dei giusti valori sui quali fondare la propria esistenza. La lettura de "Il piano dei conti" ne mostra infatti le conseguenze. Questa spersonalizzazione è lampante se si fa caso ai nomi dati ai personaggi, ognuno identificato con un aggettivo specifico: incontreremo Marzia Scheggia, Cliente Boria, Master Nero, Expert Foglia, Junior Candore e così via tanti altri. Ognuno vittima e carnefice di questo circolo vizioso fatto di calcoli, obiettivi da raggiungere, strategie da valutare, riunioni e progetti da chiudere a qualunque costo.

Melania Mieli, pseudonimo di una blogger e scrittrice italiana classe 1983, forgia un libro un di grande impatto sociale che fa luce sulle ombre delle grandi multinazionali, dove troppo spesso, come evidenziato in quarta di copertina, il dovere del lavoratore si intreccia all'ambizione dell'essere umano in una danza di Eros e Thanatos.
Lo stile della Mieli è asciutto e limpido, tavolta tagliente ne risulta una lettura facile e lineare, densa di  riflessioni in ordine al mondo del lavoro odierno, e più in generale, alla consistenza dei rapporti umani in una società che sembra più interessata a fare progresso che a concentrare le sue energie verso uno sviluppo più empatico della persona umana e della sua crescita ed evoluzione. Si assiste, pertanto, a un'involuzione dei valori e delle credenze che circondano il mondo del lavoro, dove ognuno rinchiuso nella sua cappa di individualismo pensa soltanto ai propri interessi. Siamo bel lontani dalla "mano invisibile" di Adam Smith, secondo cui ognuno nel ricercare egoisticamente il proprio interesse, favorisce anche l'interesse della collettività, trasformando i "vizi privati" in "pubbliche virtù". In queste pagine non è così.

Un romanzo fatto di storie che portano il lettore a riflettere sulla società contemporanea e sul perverso mondo del lavoro aziendale.

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