Letture di gennaio

giovedì 2 luglio 2020

"In nome della madre" di Erri De Luca

"Il fatto è che tu sei la più speciale eccezione e loro non hanno cuore sufficiente per intenderla e giudicarla. E' una faccenda che ha bisogno di amore a prima vista, mentre loro s'ingarbugliano sui codici, le usanze. Per loro tu sei pietra d'inciampo, per me sei la pietra angolare da cui inizia la casa"



Erri De Luca racconta la storia di tutte storie, e lo fa intingendo la penna nella delicatezza estrema e profonda.
"In nome della madre" è una lettura della storia di Miriam/Maria che restituisce alla madre di Gesù, la meravigliosa semplicità di una femminilità coraggiosa.
In queste pagine è racchiuso il mistero della maternità, la grazia umana di un destino che si può soltanto accettare in nome dell'Amore, questo libro è Amore puro.

A narrare la storia è proprio Maria.
Anno 0, Galilea. Durante il maestrale di marzo, il vento che qui viene da nord, un colpo d'aria spalanca la finestra, la casa è ammantata di polvere celestiale, in questo modo avviene la fine dell'adolescenza di Maria. E' l'annuncio di un angelo.
"Nella storia sacra gli angeli hanno un normale corpo umano, non li distingui. Si sa che sono loro quando se ne vanno. Lasciano un dono e pure una mancanza".
Ecco l'inizio di Tutto. Ecco l'inizio di una storia commovente, di una semplicità disarmante, scritta con maestria: la storia di Maria raccontata proprio dalla sua voce, intervallata dai pensieri di una figura che anche nella Storia è sempre rimasta defilata, nascosta, ora De Luca ci fa scorgere le idee di Iosef, il suo promesso sposo che la ama di un amore assoluto, andando contro i dogmi e le convenzioni.

La fanciulla comunica la notizia al suo fidanzato, che subito viene assalito da angoscia e smarrimento. Miriàm, ascolta, con calma sconcertante, la parole concitate di Iosef, preoccupato per il parere degli anziani e per la drammatica sorte che spetta alla sua giovane sposa perchè, come tutti gli uomini dell'epoca, conosce bene la Legge: una donna incinta prima del matrimonio, macchiata di un grave reato che allora veniva punito con la lapidazione.

"Mentre parlava io diventavo madre. Gli uomini hanno bisogno di parole per consistere, quelle dell’angelo per me erano vento da lasciar andare. Portava parole e semi, a me ne bastava uno. Ero rimasta in piedi innanzi a lui e in piedi stavo davanti a Iosef (...) Con le mani intrecciate sul ventre piatto mi toccavo la pelle per sentire sulla punta delle dita la mia vita cambiata. Era per me il giorno uno della creazione".

A Maria non importavano le conseguenze, "Benedetta tu più di tutte le donne" le aveva detto l'angelo.

Ogni capitolo è diviso in "stanze", nella prima stanza si dà spazio agli annunci, la tensione è tutta lì: l'annuncio che l'Arcangelo Gabriele fa a Maria e l'annuncio che Maria fa al suo Giuseppe; nella seconda stanza si pone enfasi sulle emozioni che Miriam sente, le emozioni che le vengono dal ventre, è una parte di bellezza infinita il dialogo di una madre con il figlio prima della nascita, perchè lei in quanto Madre già sa il sesso del nascituro: "Scopro il ventre (al sole), così attraverso me arriva luce a lui. Gliela racconto: E' quella che ti aspetta fuori. Non serve solo a vedere in lontananza, è pure calore (...). Si chiama sole. Gli occhi non ce la fanno a guardarlo, ma i tuoi sì, protetti dall'acqua del grembo". La terza ed ultima stanza coincide con la nascita nella mangiatoia, mentre fuori splende la stella cometa e Maria, prima di far entrare Giuseppe che era rimasto fuori a fare da guardia, dopo aver partorito da sola con la compagnia del bue e dell'asina, si gode un momento di pura e solenne gioia: avere in braccio suo figlio. "Ho messo l'orecchio sul suo cuore, batteva svelto, colpi di chi ha corso a perdifiato. Al poco lume della stella l'ho guardato, impastato di sangue mio e di perfezione".
Fino alle prime luci dell'alba Ieshu è solo di Miriam, che ripete come una cantilena tre parole: "è solamente mio". 
Dopo l'alba, comincia il destino dell'Umanità.

Una lettura straordinaria, commovente, di struggente intensità.

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