Antonia Pozzi

lunedì 21 dicembre 2020

"Una passeggiata d'inverno" di Henry David Thoreau


"(...) l'aria si è ravvivata di fiocchi leggeri piovuti sui campi come una semenza d'argento per ordine di una Cerere calata dal Nord. Dormiamo e infine ci ridestiamo nella realtà immobile di un mattino d'inverno"

~ Henry David Thoreau, "Una passeggiata d'inverno
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Il mio Yule è cominciato con un mattino che sa di neve per poi svaporare in un sole timido e ramato, con il profumo di odori mischiati, con le pagine di Thoreau che mai delude e che dona ampi respiri di piena bellezza.
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Leggere questo libro è quasi come fare una passeggiata nei boschi, Thoreau ha una scrittura assolutamente evocativa, ricca di immagini e di odori suoni colori.
"Una passeggiata d’inverno", tradotto da Tommaso Pincio e arricchito dalle suggestive illustrazioni in bianco e nero di Rocco Lombardi, include due testi: "Una passeggiata d’inverno" e "Camminare".

Il primo è un inno al paesaggio invernale, alla sua purezza e alla sua quiete, e alla sensazione di ritrovarsi dopo una lunga camminata nel calore e nell’intimità della casa.

In Camminare, si esalta la bellezza di un’immersione totale e assoluta nella natura attraverso la quale l’uomo ritrova il contatto con la sua essenza più selvaggia, quella sorgente di vitalità spirituale metodicamente prosciugata dalla nostra civiltà sedentaria.
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Leggere queste pagine è compiere un cammino, fuori e dentro se stessi, è un libro dove le riflessioni sono donate al lettore con estrema spontaneità e naturalezza, Thoreau compie l'incantesimo di portare chi legge all'interno dei paeseggi descritti, ma non in senso lato, bensì nell'essenza di essi, recuperando un rapporto più profondo con la Natura.

“Nei recessi della foresta, mentre il vento scrolla la neve dagli alberi e dopo esserci lasciati alle spalle le uniche tracce umane presenti in questa grande solitudine, scopriamo nelle nostre meditazioni una varietà maggiore rispetto ai pensieri che formuliamo in città. Le cinciallegre e i picchi muratori ispirano il consorzio umano più di statisti e filosofi ai quali potremo anche rivolgerci ma solo per trovare in loro una compagnia più volgare. In questa forra solitaria, con il torrente che ne drena le pendici, il ghiaccio rugoso e i cristalli di ogni colore, gli abeti rossi che svettano su entrambi i lati, l’acqua invasa da giunchi e resti di avena selvatica, le nostre vite sono più serene e degne di contemplazione.”


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