Antonia Pozzi

martedì 27 aprile 2021

"EPPURE OSARONO" di Maria Rosaria Valentini

"Pioveva. Una pioggia fiacca e sottile. Con la coda dell'occhio la ragazza scoprì la gente soto gli ombrelli. Ma la puoggia era fatta per bagnarsi. Lucietta pensò questo. Pensò ai giorni in cui, nelle sue campagne, aspettava le nuvole per camminare tra i solchi molli e poi infradiciarsi; le braccia larghe, la faccia verso l'alto. L'acqua cuciva il cielo alla terra e lei in mezzo. In mezzo alla meraviglia. Ripararsi le pareva peccato"



In queste pagine la scrittrice ci fa conoscere le due protagoniste, Lucietta e Lia, attraverso pennellate di quotidianità e lo fa con immenso nitore, con uno stile che è, al contempo, raffinato e semplice, con la sua prosa legata indissolubilmente alla poesia, come in tutte la sue opere, il linguaggio tra i personaggi è impreziosito dalla vulgata popolare, che ho apprezzato enormemente. 

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Siamo sul finire dell'Ottocento, Lucietta e Lia sono amiche, abitano in un paesino con poche case, nella Valle del Comino, in piena Ciociaria, e ogni giorno il legame che le stringe è l'acqua: insieme con la cannata vanno a prendere l'acqua alla fonte inerpicandosi per sentieri impervi che presto però imparano a percorrere. Si raccontano tutto, della vita e dell'amore e insieme sognano un domani diverso da quella loro realtà. Si dice, infatti, che non molto lontano, a Roma ci siano dei pittori che cercano delle giovani ciociare da ritrarre.

E loro, si lasciano cullare in questo sogno liquido destinato a divenire reale quando una notte scappano di casa, insieme al giovane Severino, e si incamminano verso il loro domani. Non senza difficoltà e con il destino beffardo sempre in agguato, il destino della nostra protagonista, Lucietta, e di Lia rimescola le carte in tavola e ci narra lo sradicamento e le inquietudini che le giovani donne vivranno in questa nuova vita

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La trama è intessuta di meravigliose descrizioni di paesaggi che chi legge si riempie gli occhi di fiori pazzi, di rovi colmi di more, tigli e ulivi, la presenza della natura in questo libro è una presenza che si fa sentire, non passa inosservata, come pure il suono dell'acqua che sembra scrociare ad ogni voltata di pagine. Anche le descrizioni del cibo, la sua preparazione, le parole con cui viene narrato, seppur per brevi tocchi accennati, sono caratterizzati dall'elemento sinestetico, si crea così un legame forte con la realtà che chi legge sembra poterne assaggiare i sapori, sentirne gli odori.

Una lettura avvincente e di splendore unico, come essere abbagliati dalla bellezza di un dipinto e vedervi scorrere la vita.

Come la stessa autrice afferma nella nota finale, l'idea di questa storia era già sedimentata in lei, ma è stato un dipinto a far scoccare la scintilla": "Les filles d'Alvito" di Ernest Hébert del 1855, divenuto copertina dl libro.


 

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