Antonia Pozzi

mercoledì 30 giugno 2021

"NULLA È NERO" di Claire Berest

 



“Nella mia vita sono stata vittima di due incidenti orribili, 
Diego, il primo è stato il tram. 
L’altro quando ti ho conosciuto.” 

"Nulla è nero" di Claire Berest narra della storia d'amore tra due figure iconiche della storia dell'arte. Frida Kahlo e Diego Rivera

Ogni capitolo è intitolato con il nome di un colore, e così l'autrice scandisce e ci narra la vita di Frida attraverso le diverse sfumature che la vita ci riserva. Ho letto parecchi libri su Frida Kahlo, ritengo la biografia di Helen Herrera lo scritto biografico più completo in italiano, "Nulla è nero" è sì romanzato ma si mantiene assolutamente fedele alla storia della pittrice messicana, simbolo di resilienza, caparbietà e rinascita.

La vita di Frida merita un accenno.
Nata il 6 luglio del 1907, ma Frida posticiperà al 1910 l'anno della sua nascita, l'anno della rivoluzione messicana. Nacque a Coyoacan, un villaggio della periferia di Città del Messico. Il suo nome completo è Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, in famiglia veniva chiamata Frida  e soffriva di poliomielite alla gamba destra,che lei da adulta nascondeva sotto lunghi e colorati gonnelloni. Morì nel 1954 a soli 47 anni, era malata, fu cremata e le sue ceneri sono custodite nella sua Casa Azul, oggi sede del Museo a lei dedicato.
Aveva una forte possibilità, uno spirito ribelle e un corpo fragile, come ben si evince anche dalle pagine di Claire Berest.

In queste pagine la scrittrice si focalizza sulla storia d'amore tra Frida e Diego, il rospo e la colomba come tradizionalmente vengono identificati, ma si sofferma anche su un secolo, il Novecento, colmo di furori, speranze, ideali e disillusioni. Un secolo in cui l'intensità della vita valeva più della vita stessa.
Lo stile è semplice, la lettura quindi è scorrevole, l'attenzione del lettore è sempre alta in quanto desideroso di scoprirne sempre di più. Lo ritengo adatto sia per coloro che non hanno mai approfondito la figura di Frida Kahlo, sia a chi la conosce e vuole ritornare ad addentrarsi nei labirinti surreali, eppure veri, della sua esistenza.

La prova più dura che la vita le pone davanti avviene nel 1925. Tornando da scuola in tram viene coinvolta in un terribile incidente dalle conseguenze devastanti per la pittrice messicana: la colonna vertebrale si spezzò in tre punti nella regione lombare, l’osso pelvico spezzato in tre, oltre a varie altre gravi fratture. Inoltre un corrimano dell’autobus le entrò nel fianco e le uscì nella zona pelvica. Tutto questo compromette per le la possibilità di diventare madre, desiderio che Frida voleva realizzare con tutte le sue forze, senza mai riuscirci.

Rischia di morire e si salva soltanto sottoponendosi a 32 interventi chirurgici che la costringono a letto per mesi e mesi e che ebbero sempre conseguenze per il cuo copro spezzato oramai. Porterà queste ferite inevitabilmente nella sua arte, e qui, nella sua pittura risorge, decantando a mio avviso la forza e la potenza della vita a dispetto della morte nonostante tutto.

Conosce Diego Rivera a 21 anni, mentre lui pittore già famoso e affermato, ne ha 42. Il loro è un amore travolgente, passionale ai limiti della follia più disperata. Si sposarono nel 1929, il loro era un amore speciale, totalizzante, tanto forte da reggere a malattie, adulteri, aborti, fino al tradimento più doloroso di tutti, quello che portò al divorzio.  Diego tradì Frida con la sorella Cristina. Non possono sopportarsi e si tradiscono a vicenda, ma al contempo non possono stare troppo lungo separati e, difatti, si risposarono nel 1940 e rimasero insieme fino alla morte di lei, avvenuta nel 1954.

Frida Kahlo, Tina Modotti, Diego Rivera, il Messico, l'arte e la rivoluzione, morte, vita, destino, tutti gli ingredienti per una lettura appassionante, che vi consiglio di cuore.

"Lo sai, lo sai anche tu, che tutto quello che i miei occhi vedono e che il mio io tocca, quale che sia la distanza che ci separa, è Diego. La carezza delle tele, il colore del colore, i fili di ferro, i nervi, le matite, i fogli, la polvere, le cellule, la guerra e il sole, tutto quel che si vede nei minuti al di fuori degli orologi dei calendari e degli sguardi vuoti, è lui.

Diego, il colore del colore."

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