Antonia Pozzi

venerdì 29 ottobre 2021

"MARTHA PEAKE" di PATRICK MCGRATH

 

 

"Harry diceva che, quando si ubriacava, erama come posseduto da un demone, diceva che riusciva perfino a vederlo: una creaturacopia nera, spettrale, seduta sulla sua testa, che gli strisciava sbavando sulla spina dorsale, incitandolo a nuovi eccessi; e lui non era che una cosa vuota, dentro la quale le parole del demone riecheggiavano fino a diventare un frastuono senza senso, e non rimaneva nulla nella sua anima che sapesse opporsi a quell'influenza maligna"


Ambientato tra la fumosa Londra e le colonie del Massachusetts, ci troviamo nel periodo imminente la rivoluzione americana. Lo scrittore ci racconta la storia di Martha e di suo padre Harry Peake, poeta e contrabbandiere, appassionato di gin e del loro rapporto che assumerà tinte fosche. Harry Peake a causa di un dato evento ha la schiena deformata, è considerato dall'altrui sguardo, un mostro. Si guadagna da vivere nelle birrerie londinesi dando "spettacolo" della sua menomazione. 

Man mano che la sofferenza scava buche profonde nel suo animo, Harry le riempie di alcol ed è così che si risvegliano in lui istinti bestiali. Martha decide così di allontanarsi da quella povertà in primis d'umanità, si imbarca e fugge a Boston, nelle colonie americane.

Si tratta, innanzitutto, di un romanzo dal sapore spiccatamente gotico, troviamo un McGrath totalmente diverso da "Follia". 

Chi ci racconta la storia è una voce narrante, Ambrose il nipote di William Tree, che ha conosciuto Harry e Martha.

La prima parte del libro, circa la metà, è estremamente avvincente, sono rimasta  completamente irretita, specie dallo stile di McGrath.

Poi sono cominciati alcuni dubbi, che non hanno inficiato il mio apprezzamento circa lo stile, la scrittura meravigliosa dell'autore, ma hanno di sicuro viziato la costruzione della trama. Affidare il racconto a un personaggio "esterno" è stata una mossa azzardata, perché porta a congetture, ipotesi, voli pindarici da parte di Ambose, voce narrante,  che sembrano sgretolare la veridicità dei fatti realmente accaduti, a favore di considerazioni personali. La voce narrante ci dà, in alcuni punti, la sua versione dei fatti, questo può essere per il lettore elemento disturbante, perché sembra voler convincere chi legge dell'autenticità dei fatti. 

Altro elemento dubbio è il ruolo di eroina di Martha nella rivoluzione americana, ruolo secondo me marginale. I riferimenti storici sono sporadici mai perfettamente approfonditi, ma si avverte il tentativo di dare spirito irredentista al romanzo proprio attraverso questi riferimenti. 

Detto ciò, l'elemento che sana questi vizi è la scrittura: chi legge non solo per godere della storia, ma anche per immergersi nella bellezza della scrittura, può arrivare ad apprezzare comunque l'opera, una storia che è toccante, potente.

In definitiva, lo consiglio a chi vuole leggere una storia che coinvolge indubbiamente il lettore e a chi ancora vuole assaporare McGrath, avulso però dalle tensioni psicologiche che contraddistinguono le sue opere.

3/5⭐

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